Cosa dico?
Ciao a tutti coloro che incappano in questo blog. Mi chiamo.... anzi non mi chiamo Martina Brilli. In effetti tra i miei dati non c'e' niente di vero, neppure il sesso genetico. Mi definisco come una donna virtuale, un po' come Lara Croft, anche se fisicamente assomiglio piu' a Mario Bros. Martina in realta' e' un simpatico ometto che ha superato la soglia degli "anta" e che vive abbastanza felicemente con moglie e figlio. Quel "abbastanza" sta a significare una situazione di disagio che vivo quotidianamente e che per me e' diventata il grande sogno nel cassetto. Da quando ho memoria infatti, sono sempre stata attratta dalle donne, dai loro abiti, dai loro profumi e dal loro modo di essere. Questo pero' non fa di me un transessuale, e cioe' una persona che si sente nata nel corpo sbagliato. Io non rinnego la mia personalita' maschile, anzi. Mi piace vestirmi in maniera sportiva (odio giacche e cravatte) e non mescolo il maschile con il femminile. Vorrei parlare ancora di me, ma per il momento preferirei aggiungere solo il perche' di questo mio blog. Ho creato questo blog solo per poter buttare fuori un milione di pensieri che tengo chiusi dentro di me da decenni, perche' le persone a me vicine, non me lo permettono (almeno non del tutto). Non sono in cerca di sesso, incontri o altro. Tutto quello che posso sperare e' cercare di spiegare a chi vorra' leggere queste mie righe, cosa significa essere una persona come me e come altre migliaia sparsi in tutto il mondo. Tutto questo essendo cosciente di avere l'effetto un sassolino gettato nell'oceano. Ricordati comunque che la persona che hai accanto (amico, collega, partner) potrebbe tenere dentro di se un segreto simile al mio.....

 

 
Merry Cristmas Martina
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Merry Christmas Martina (Happiness Begins)
Merry Christmas Martina (Intro)  
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Sogno d'inverno
Psicologicamente Martina
Lettera a mia moglie
Mattina lavorativa
Cronaca di un travestimento
Sono Stanca
Essere diversi
Perche' lo fai...
Presentazione
 




martedì, 29 gennaio 2008, 07:38
Domenica mattina, uscita dalla messa.
Nella piazza c'è molta gente. Chi va verso casa, chi rimane per fare due chiacchere, chi invece aspetta di entrare alla messa successiva.
Io non sono una praticante e forse nemmeno troppo credente. Ho le mie idee strampalate (come tutte le altre) su Dio e sulla chiesa.Vengo da una famiglia di sinistra, anche se in Toscana tanti "comunisti" vanno in chiesa, e quindi non ho avuto certo una educazione indirizzata verso la chiesa. Poi negli anni '80 sono entrata in un gruppo, diciamo "parrocchiale", e praticamente non ne sono più uscita. In questo gruppo ho trovato l'amore e le amicizie più vere, ma ho visto anche tanta falsità. 
Frequentando questo ambiente, avevo cominciato ad andare a messa. Certo non era cosa di tutte le domeniche, magari una volta al mese, però ci andavo volentieri.
Poi ho cominciato la preparazione al matrimonio, addirittura volevo fare la cresima, ma il sacerdote aveva un carattere un po' particolare e questo mi ha fatto allontanare.
Ma ritorniamo alla piazza. C'è un uomo anziano che legge il giornale. Lo conosco. E' il padre di amici, sono stata decine di volte a casa sua, quando ero "giovane". Gente di chiesa, tutte le Domeniche alla messa, intensa vita parrocchiale anche durante la settimana con incontri, catechismo, attività varie.

Arriva altra gente e lui comincia a parlare di un articolo. Permetto che non ho visto che giornale era, e che non ho nemmeno capito bene di cosa parlasse l'articolo principale. So solo che l'argomento erano i Trans e che per lui doveva essere come leggere dei versetti satanici.  Vo
ce alterata, battute e gesti effemminati. Poi legge a voce alta il titolo di un trafiletto: "Mia moglie è una Trans". "E lo scrivano anche!!", come se ci fosse qualcosa di cui vergognarsi.
Se la memoria non  mi inganna, mi sembra di avere sentito dire più volte che siamo tutte "creature di Dio", che siamo tutti uguali di fronte a lui.

Ma allora .....non siamo tutti uguali.

Eh no!. Grazie a Dio no.


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martedì, 08 gennaio 2008, 15:54
A me piace moltissimo camminare. Dato che il mio lavoro mi tiene seduta per circa 10 ore il giorno, appena posso (tempo permettendo) vado a farmi delle belle camminate. Non che siano belle per i posti dove vado, ma per la distanza che percorro. A seconda del tempo a disposizione (dopo lavoro o il sabato mattina) mi faccio dai 3-4  ai 10 Km, fatti a passo spedito, senza interruzioni e soste.L’altro giorno sono partita di gran carriera per raggiungere un ipermercato posto alla periferia della città.
Raggiunto in 45 minuti ed avendo ancora un paio di ore a disposizione, ho continuato a camminare  fino ad arrivare nei luoghi della mia infanzia. Rivedere quei posti fa sempre un certo effetto, ma ripassarci da vicino è una cosa ancora più suggestiva. Ho vissuto lì i miei primi 20 anni, senz’altro i migliori. Camminare per i vialetti dei giardini pubblici dove ho passato gran parte dei miei pomeriggi invernali e delle mattine estive, è una sensazione strana. Tutto ti sembra più piccolo di come te lo ricordavi. Quei prati immensi si rivelano abbastanza stretti e corti. I cespugli che usavi giocando a nascondino, ora non ti permetterebbero di nascondere nemmeno le gambe. Poi camminando, sono arrivata al bar dove andavamo a giocare ad Invaders, uno dei primi videogiochi. Il primo fu il tennis, dove due lineette bianche poste ai lati dello schermo si contendevano un tondino rimbalzante (Mamma come sono veeecchia).
Subito fuori del bar c’è una fontana, dove andavamo a tirare i sassi i pesci e lì accanto, una panchina verniciata di verde. Appena vista, mi è venuto a mente un particolare che era stato archiviato chissà dove in questo cervello in crisi perenne.
Come quando si clicca su un link, così la memoria mi ha visualizzato un piccolo filmato di circa 30 anni fa.
Con dei compagni di scuola, eravamo vicino a quella fontana, non ricordo a fare cosa. Un gruppetto di gente, mamme e bambini, guardavano con curiosità due persone sedute su quella panchina. Erano due travestiti (riporto letteralmente la definizione datami al tempo) che si stavano truccando e preparando per…beh lascio a voi immaginare. La gente incuriosita gli osservava e ridacchiava. Un bambino chiede : “Ma voi siete uomini o donne?”. “Mah? Tutteddue forse” risponde una di loro. Anch’io le osservo, un po’ interessata ai loro volti, fantasticando su me stessa, desiderosa di provare le loro parrucche…. “Oh finocchiiiiii” urla uno dei miei compagni. Ed allora via di corsa, scappando da quel posto mentre si sentono dei commenti provenire dalla panchina “Ragazzacci!!!!”. Il video all’interno della memoria finisce ed io, pur essendo lontana diversi Km da quella attuale, mi risento a casa…Casa mia.


NdZ : Uno di quelle due sulla panchina è diventata un personaggio famoso della TV e l’avrete vista spesso nelle trasmissioni Mediaset. Chissà che un giorno non ci vediate anche me???


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mercoledì, 02 gennaio 2008, 21:39
Con questo gioco di parole, mi voglio riagganciare ad un vecchio post di Anna, nel quale lei spiega che non esiste una di noi (disforiche si intende) che sia uguale all'altra.
Una soffre molto mentre l'altra ... di più, c'è chi vuole vestire sporadicamente mentre altre lo farebbero tutti i giorni, chi consiglia una strada da percorrere e chi invece non sa che pesci pigliare (nessuna battuta stupida please).
E tutto questo è naturale. Ogni essere umano è diverso dall'altro, sia fisicamente che mentalmente, quindi è praticamente impossibile trovare due persone che la pensano allo stesso modo.
Però nel corso di questi anni, ho avuto diverse occasioni di scambiare idee con altra gente come me... o almeno ...così credevo. Mi sono trovata però di fronte a persone con cui non riuscivo ad instaurare un rapporto che assomigliasse un minimo all’amicizia. Inoltre ci sono delle “lotte interne” tra le persone “T*”, o almeno così mi è stato riferito. Sembra che le transessuali non sopportino le travestite perchè si atteggiano troppo, così come le travestite odiano le transessuali perchè si lamentano troppo. Più di una volta mi è stato detto da una trans “Non pensavo che una travestita potesse essere simpatica”.
Alla fine poi però ho interrotto i contatti, perchè non mi sono mai sentita a mio agio con loro, anzi mi sono sentita proprio diversa da loro. Ed è per questo che ho chiuso baracca sul web e sono tornata a fare la spettatrice passiva, leggendo in qua e la senza mai interagire.
Ora però qui su Splinder ho trovato per così dire la mia dimensione, perchè mi sono sentita considerata, ho trovato persone che mi dimostrano un minimo affetto e tutta una serie di cose che per qualche strana ragione mi fanno sentire …. normale.


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mercoledì, 19 dicembre 2007, 21:25

Avevo letto la notizia qualche giorno fa ma solo stamani su un blog amico (trilli7) ho trovato il nome.
Loredana era una ragazza di Catania. 16 anni vissuti tra una madre che non la poteva mantenere, un padre che usava violenza su di lei e comunità di recupero che non la volevano.
Ora Loredana non c'è più. Si è impiccata con il suo foulard preferito nell'unica struttura che si era offerta di ospitarla, dove viveva assieme a 35 extracomunitari maschi.
Già, maschi!! Perchè anche Loredana lo era. All'anagrafe era registrata con il nome di Paolo.
Questa è la fine riservata a molte giovani transessuali a cui la vita non da la possibilità di integrarsi con le altre persone...... quelle "normali". 

Grazie di cuore a quei milioni di persone che hanno contributo a questo grande successo per la società.

Per chi volesse più informazioni: www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/palma-montechiaro/palma-montechiaro/palma-montechiaro.html

 



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