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Cosa dico?
 
 
Merry Cristmas Martina
Scritti col cuore
 
 
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giovedì, 19 giugno 2008, 12:01
Ho sempre dedicato attenzione ai titoli dei miei post, magari cercando una battuta, un controsenso, giusto per introdurre l’argomento. Non ricordo di aver mai messo il primo titolo che mi veniva in mente.
Questa volta però, il titolo mi è venuto spontaneo perché è quello che ho in testa da diversi giorni.
Sono davvero triste perché sono contenta e non è un controsenso.
In effetti, sono contenta, molto contenta. Contenta che “La Marti” abbia finalmente trovato una nuova dimensione, che la dieta le abbia aperto nuove porte, compresa quella dell’armadio di mia moglie dato che ora posso attingere anche da li), che un nuovo look totale le dia ancora più forza, più convinzione di se stessa, forse troppa. Alcune prove tecniche hanno dato dei risultati al di sopra delle aspettative ed ora aspetto il fine settimana per mettere il tutto in pratica (e magari anche sul blog).
In contrapposizione a questo, sono terribilmente triste. Sono tre notti che dormo poco e male. L’umore è poco sotto il livello del mare. Perché? Semplice: non posso dirlo a nessuno di essere felice, di quello che ho visto nello specchio, di tutti i miei progetti per i prossimi acquisti. A nessuno!!!! Tantomeno a mia moglie.
Teoricamente poteri dirglielo, ma so che le farei del male. E dato che l’argomento non è molto gradito, sicuramente il tutto finirebbe in una litigata.
Quindi tengo tutto dentro, con lo stomaco che si attorciglia su se stesso e la testa che pensa a tutto meno a quello che devo fare, specialmente sul lavoro.
Vorrei urlare al mondo: “Ehiii!!! Sono qui!!! Guardatemi” ed invece devo stare zitta. L’unica cosa che posso fare…è piangere di nascosto.
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giovedì, 12 giugno 2008, 13:16
Era tanto tempo che volevo parlarvi del rapporto che c’è tra me e mio figlio e visto che molti di voi hanno commentato il mio ultimo post elogiandomi di essere un bravo genitore, allora ve lo dico io che padre è la zia.
Come premessa dico subito che non sono il genitore che avrei voluto essere. Mi sono sempre immaginata che avrei fatto in maniera di essere un genitore modello, quello per cui il figlio straveda e che sa sempre quale è la decisione migliore per lui. D’altro canto, mi aspettavo un figlio che pendesse dalle mie labbra e che ascoltasse tutto quello che gli avrei detto. Mi immaginavo insomma, un periodo felice in compagnia del nuovo venuto.
Ma non è andata proprio così. Siamo riusciti a dormire decentemente (almeno 5-6 ore a notte, anche se non continuate) quando il signorino ha compiuto l’età di 3 anni e mezzo.
Questo periodo stressante ha notevolmente inciso tra i rapporti familiari tra me e mia moglie e quindi alla fine si è ritorto contro di lui. Non ho mai avuto la pazienza e la capacità di spiegare le cose (preso da mio padre) e quelle poche volte che ci ho provato mi sono sentito rispondere in una maniera che indicava uno scarso interesse in quello che gli stavo dicendo (e qui partiva l’urlo). La scarsa pazienza ed il nervosismo di casa hanno fatto si che troppo spesso sia partito qualche scapaccione di troppo, per non dire che a volte ho proprio perso le staffe totalmente. Potrei dirvi che mi dispiace di questo, che ci ho pianto tanto, che mi vergogno, che mi faccio schifo, ma sarebbero solo lacrime di coccodrillo,perchè tanto so che prima o poi lo rifarò.
D’altro canto però, c’è anche un padre affettuoso e coccolone, che tutte le sere porta suo figlio dal divano, dove si addormenta guardando la televisione, fino al suo letto, rimanendo accanto a lui un paio di minuti ad accarezzarlo, per poi lasciarlo con il solito bacino sulla testa dicendoli “’notte pulce”.
In questi 10 anni mi sono spesso confrontata con tanti altri genitori, spesso rimanendo allibita dai loro comportamenti. Madri e padri completamente assenti, genitori che pongono i propri interessi davanti a quelli dei figli, figli che non riconoscono nel proprio genitore una persona amica. Da altri bambini mi sono sentita chiamare “babbo”, mi sono sentita dire che avrebbero voluto avere un genitore come me. Le figlie dei miei amici stravedono per me, perché sono una loro compagna di giochi e perché le coccolo sempre.
Con mi amoglie, abbiamo deciso che nostro figlio viene prima di tutto e non ci pesa più di tanto portarlo dove sappiamo che lui si possa divertire, rinunciando ad andare dove piace a noi. Magari si rendesse conto di quello che noi facciamo per lui. Comunque sia, come recita la famosa pubblicità, vedere i suoi occhi brillare di felicità…non ha prezzo.
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lunedì, 09 giugno 2008, 11:50
Strano da dirsi ma ...meno male è Lunedì.
No, non sono rincoglionita più del solito. E’ solo che ho avuto una serie di giornatine che mi hanno debilitato fisicamente.
Cominciamo dal giovedì, con festa dello sport di mio figlio con annessa cena in pizzeria (17:30-22).
Il Venerdì invece, ho preso di ferie per organizzare la festa di compleanno di mio figlio, che tradotto in ore di impegno ha significato stare in piedi dalla mattina alle 7 fino alle 13:30, giusto il tempo di mangiare un piatto di pasta ed una mela per poi ripartire e posare le stanche chiappe su una sedia intorno alle 18:30. Naturalmente il riposo è durato ben 3 minuti, dopodiché scattare a prendere la torta, fare le foto, versare lo spumante e cominciare a sbaraccare i tavoli, concludendo il tutto intorno alle 20:30, quando salendo le scale le gambe non rispondevano più ai comandi.
Sabato invece è stata appena più tranquilla, avendo “solo” da fare il pranzo della scuola che si è concluso intorno alle 19.
Ieri invece, altro “tour de force” con vari appuntamenti. In ordine temporale: Pranzo sul mare con fuga prima dell’acquazzone, compleanno di una amichetta, comunione di un compagno di classe, ritorno al compleanno per fine festa e supplica alle 21:30 a mia moglie di poter tornare a casa.
Lasciatemi quindi dire: “Meno male che oggi è Lunedì”.
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lunedì, 05 maggio 2008, 10:35
Direi che ognuno dei vostri commenti ha centrato le mie problematiche e quindi ho deciso di fare un nuovo post invece di aggiungere un commento chiarificatore che sarebbe rimasto nascosto.
Prima di tutto direi che il maggior problema di me stessa è….me stessa. Sono io la prima a fermare voglie e desideri perché alla fine io mi vergongo di me, o meglio io non sono per niente convinta di fare la cosa più giusta per me. D’altronde, chi è che ci può dire cosa è giusto o cosa è sbagliato? Nessuno, aggiungo io. Quindi ci affidiamo alla massa, seguendo usi e costumi del mondo che ci circonda e sentendosi in colpa quando il piede va fuori della linea prestabilita. D’altro canto, giorno dopo giorno scopro ricordi e motivazioni che mi confermano i pensieri e mi danno una carica per continuare a stare almeno a fianco di questa linea, senza calpestarla, ma nemmeno abbandonarla del tutto.
Sono sempre più convinta di essere qualcosa di diverso rispetto alla massa, ma non sono sicura se essere alla sinistra o alla destra della linea.
Purtroppo, o meglio per fortuna, le mie scelte sono condizionate dagli affetti. Una decisione radicale vorrebbe dire allontanarsi dalla famiglia e per me in questo momento vale il detto “il gioco non vale la candela”. “Cambiare vita” per me non vuol dire “stare meglio”. Starei senz’altro male, forse peggio di come sto ora.
C’è inoltre una paura vera a propria di cosa potrei fare o diventare. A volte mi spavento di me stessa se mi accorgo di sentirmi “troppo” donna. Ci sono dei momenti in cui il “pelato ciccione” sparisce del tutto e Martina VIVE. Questi momenti cominciano ad essere sempre più frequenti e durano pochissimi secondi perché subito sono assalita dal terrore di arrivare al “punto di non ritorno”, come la molla che viene estesa fino a perdere di elasticità.
“Mai dire mai” è una verità. Io dico “mai” solo per scaramanzia. In realtà il mio è uno “speriamo”. Parto sempre dalla condizione peggiore, in modo da apprezzare ogni piccolo miglioramento. La speranza è l’ultima a morire ed in cuor mio spero sempre che mia moglie accetti, o meglio capisca, tutto quello che sento e provo.
Per quanto riguarda il sorriso, vorrei farvi notare che un sorriso femminile è ben diverso da quello maschile, ed un sorriso maschile su un viso che vagamente (ma molto, molto vagamente) ricorda una donna peggiorerebbe una situazione già critica. Sappiate comunque che in quei momenti ero felicissima.
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martedì, 22 aprile 2008, 22:15
 Beh, la mia risposta sarebbe scontata: gonna. Però devo dire che ho una forte tentazione di comperarmi un bel completo, stile donna manager, anche se sono sicura che accentuerebbe troppo la mia mascolinità. La domanda però non viene da me, bensì da mia moglie. Poche idee ma confuse. E’ questo lo spirito con il quale la scorsa settimana siamo andate in giro per i negozi alla ricerca di vestiti per la comunione. Dato che il tempo stringe (e Berta non si marita) dobbiamo almeno farci una idee di quello che vogliamo. Escludendo la gonna per me (sigh, sob), abbiamo patteggiato un pantalone bianco, magari con fattura sportiva/particolare a cui abbinare una t-shirt/camicia (rosa, nera o tutti e due). Mia moglie invece resta ancora nella più completa indecisione. Comunque sia, girando fra banchi e negozi venerdì mattina, più volte lei mi ha chiesto se, quello che osservavo o toccavo, era per me o per lei. Anche mentre sceglieva dei trucchi mi ha chiesto se ne volevo qualcuno per me. Io però mi peritavo a chiedere qualsiasi cosa, per evitare discussioni. Volevo che lei mi chiedesse qualcosa, in modo che io avessi potuto dirle di aiutarmi a scegliere la roba per me. Non ritengo di essere una senza gusto, ma avendo un armadio vuoto vorrei praticamente tutto, rischiando di mescolare cose che non accozzano fra di loro. Ma questo, purtroppo non è successo.
A fine mattina, siamo andate in un centro commerciale per fare la spesa ed io, ne ho approfittato per farle vedere una gonnellina che avevo visto qualche giorno prima. Incredibilmente è piaciuta anche a lei al punto che abbiamo dovuto “patteggiare” la taglia 42 affinché possa usarla anche lei, sfruttando il fatto che è in tessuto elastico.
Continuo a non farmi idee troppo ottimistiche, ma però la situazione è cambiata.
Speriamum benem.
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