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Cosa dico?
 
 
Merry Cristmas Martina
Scritti col cuore
 
 
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giovedì, 24 gennaio 2008, 13:17
Dopo alcuni mesi, un timido sole si è affacciato in casa Brilli e la povera Martina, approfittando di un paio di ore con casa libera, ha veduto bene di fare il cambio degli armadi oltretutto con la "benedizione" di sua signoria.
So bene che non è la stagione giusta per farlo, mica vivo in Sudamerica. Il cambio di armadio sta a significare il trasloco di vestiti ed accessori vari da una scatola posta in un ripostiglio alla scatola che tengo sopra l'armadio di camera.
La suddetta scatola doveva contenere la roba di Natale e quindi i primi di Dicembre sono stata costretta a "migrare".
Naturalmente non ho perso l'occasione di starmene un po' nei "miei panni", giusto per il gusto di averli indosso. Il tempo a disposizione era molto limitato e quindi di trucco non se ne parlava proprio.
Il tutto è passato senza grossi problemi e nel pomeriggio ho chiesto a mia moglie se potevo farle vedere l'ultima gonna che ho comperato per avere un consiglio da lei su che tipo di maglia dovevo abbinarci.
Ovviamente la sua opinione non coincide con la mia, ma questa volta mi trovo costretta a darle ragione.
Il giorno dopo è capitata un seconda occasione, anche se di tempo ancora inferiore. "Tutto fa" recita un saggio detto popolare, e quindi appena mia moglie è uscita ho tirato giù lo scatolone dall'armadio ed ho sistemato il letto ed ho cominciato a prepararmi.
Non mi ero ancora messa la maglia, quando sento un fischio familiare venire da fuori. "Curioso" dico tra me e me "Sembra mia moglie quando chiama il gatto". Povera scema (io, no mia moglie). Dopo 10 secondi il campanello di casa suona (Glom).
In punta di piedi mi avvicino alla porta e guardo dall'occhiolino ed indovina un po' chi c'era fuori? Proprio lei. "Aspetta un minuto" faccio io, mentre corro in camera a spogliarmi. Dapprima butto la roba sotto il letto, poi ci ripenso e la lascio fuori.
Mi infilo la tuta con cui sto normalmente in casa e vado ad aprire. Lei è seduta sui gradini delle scale. Appena entra io le dico "Non entrare in camera" e lei mi fa "OK. Non ho pensato a chiamarti. Non credevo che tu oggi...".
In effetti, non le avevo detto niente, non perchè non volevo, ma semplicemente perchè davo per scontato che se lo immaginasse. "Non ci sono problemi" rispondo io "Non ti preoccupare. Va bene così".
Rientro in camera e finisco il triste lavoro di inscatolatura.
Tutto qua. Niente liti, niente battute stupide, niente che mi abbia fatto venire l’ulcera. Che siamo davvero arrivate alla pace di casa?
Mi sembra quasi vero...
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domenica, 20 gennaio 2008, 21:13
Vorrei poter dire che è fatta, che tutto da qui in avanti sarà in discesa, che finalmente Martina potrà avere la sua dignità, ma non credo proprio che sarà così. Certo l’acquisto del fondotinta, fatto su commissione, è stato un piccolo passo avanti. Qualche mese fa le avevo detto che io non avrei più parlato dell’argomento e che se avesse capito quanto importante era questo per me, avrebbe dovuto farmelo capire comprandomi qualcosa, qualsiasi cosa purché da donna. La cosa sembrava quasi immediata a sentire lei, ma invece dopo più di un mese, ritornando sull’argomento venne fuori che se ne era completamente dimenticata. Così la scorsa settimana, dopo l’ennesimo chiarimento, le ho detto di comperarmi qualcosa a sua scelta. Ma non una cosa qualsiasi. Con la scusa dei miei gusti “da vecchia”, le avevo chiesto di comperarmi un completo (gonna, camicia/maglia, slip, reggiseno e calze), non perché ne avessi veramente bisogno, ma perché così sarebbe stata costretta a pensare prima di acquistare, senza poter arraffare la prima cosa che le capitava a portata di mano. Volevo che lei fosse consapevole di quello che stava facendo e soprattutto del perché. Non voglio che lei lo faccia perché io lo chiedo, ma perché ritenga che sia una cosa “quasi” normale. Poi, visto che il tutto avrebbe potuto metterla troppo in imbarazzo e che le cose avrebbero rischiato di andare alle lunghe finendo nuovamente nel dimenticatoio, mi sono rassegnata al fondotinta coprente che comunque serviva e che per me è una cosa scocciante da chiedere nei negozi. Non le ho detto che io ne volevo uno più professionale, di quelli che costano 5-6 volte tanto, ma però va bene così.
Anche se lei smentisce, io ritengo che la separazione dei nostri amici abbia smosso qualcosa nella sua testa. Dai loro discorsi è emerso che lei aveva dato a lui tanti segnali indicanti una lunga serie di problemi, ma che però non erano stati captati e recepiti. Io di segnali ne ho dati tanti e più che evidenti, ma non so quanti ne sono stati “assorbiti”. Solo questa settimana sono venuti fuori due discorsi che mi hanno fatto cadere quelle che una Martina qualunque non dovrebbe avere.
Dato che le ho chiesto di poter parlare di Martina più liberamente e lei ha acconsentito (a patto che non esageri), ne ho approfittato per chiederle una lezione di trucco, soprattutto per quanto riguarda matita e mascara con i quali ogni volta faccio la lotta (e perdo). Lei mi ha risposto che non è poi così brava a truccarsi da potermi dare dei consigli (per tante cose ne so più io) e che comunque “mica devi uscire di casa”. Lo so bene che non portò uscire di casa, ma se il trucco è scadente nello specchio ci sarà un brutto uomo vestito da donna ed a quel punto è meglio non farne di nulla e non vestirsi nemmeno.
La seconda frase mi ha fatto ancora più male. Per l’ennesima volta le ho ribadito il fatto che io quotidianamente sto male e che spesso piango. “Hai pianto? Per questo?” riportando alla luce il fatto che lei non si rende conto di che cavolo di vita faccio.
Sicuramente questi discorsi non promettono niente di buono per il futuro ma però io non demordo.
Dice il proverbio : “Chi la dura la vince”.
...
…
E chi l’ha duro?......
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venerdì, 18 gennaio 2008, 21:30
 Ho voluto inserire la mia prima foto sul blog per qualcosa di speciale.
"Ma cosa c'è di speciale?" vi chiederete voi.
"Forse è una crema professionale?"
No, è solo un fondotinta coprente.
"Forse è un prodotto introvabile?"
Nemmeno questo. Si trova facilmente.
"Allora deve essere costato una fortuna?"
5€.
"Ma allora perchè questo prodotto è così speciale."
Speciale non è il prodotto ma ... chi me lo ha comperato.
Grazie amore mio.
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giovedì, 03 gennaio 2008, 22:32
Dice il saggio anno nuovo, vita … uguale. Niente di nuovo in casa Brilli. La sfuriata del 30 è passata e la vita familiare scorre come se non fosse successo niente di particolare. Già la mattina successiva avevo sbollito il tutto. Questa volta non me la sono presa più di tanto, non ho rancore verso di lei. Lei appena alzati mi ha detto: “Mai più, mai poi”. Non riesco ad odiarla, è più forte di me. Ho dentro di me tanta rabbia e delusione, ma non odio. Per me rimane sempre la persona più importante…dopo mio figlio si intende. La sera le ho dato un bacio, ma non a mezzanotte davanti agli amici, bensì in cucina mentre preparavamo la cena. Un bacio sincero che aveva il significato di amore e speranza. Diciamo che per il momento si è prefissata di provare a risolvere un altro problema tra noi. Martina non è contemplata negli accordi, almeno non per ora.
Volevo dirvi un ulteriore grazie per come mi avete fatto sentire considerata. Vi ho sentiti tutti vicini, persino chi è passato per caso da queste pagine. Vista la sfilza di commenti al post, mi ero riproposta di scrivervi singolarmente ma poi ho pensato che un post dedicato avrebbe chiarito più di un vostro dubbio.
Per questo proverò a riassumere la “misera” storia di Martina dal fidanzamento in poi, ripetendo a volte quello che ho già detto. Mia moglie sa di me da quando eravamo ancora fidanzati e quindi si parla della fine anni ’80. Per meglio dire, lei sapeva di me quello che io sapevo di me, con tutta quella serie di dubbi dovuti ad una totale assenza di informazioni sull’argomento. Per due volte mi ha fatto vestire a Carnevale. La prima volta ancora non sapeva di me, ma la seconda si. Questa ultima fu una cosa molto divertente per tutti e due, anche perché mi dette la possibilità di uscire all’esterno, anche se per poche decine di metri. Andammo anche a casa di amici dove io mi presentai alla porta come venditrice di libri , davanti all’amica sbalordita che non mi aveva riconosciuta (problemi di vista, non credibilità mia). Dopo pochi anni ci siamo sposati e da li è calato il gelo sull’argomento. A volte ho provato a ragionarne, ma lei ha sempre tagliato corto. Tutto questo fino a che non ho scoperto internet ed ho preso più confidenza con l’argomento. Ho scoperto soprattutto che molte persone disforiche erano state accettate dalle loro compagne. Non sopportate ma bensì supportate. Aiutate negli acquisti, nel trucco ed accompagnate fuori. Provare per credere? Guardate tra i miei amici i blog di Anna73 e di Claudia Colli. Questo mi ha dato quel minimo di speranza (o di illusione sarebbe meglio dire) per riproporre con più insistenza l’argomento. Da quel momento ad oggi sono passati circa sei anni, dove si sono altalenati periodi di “sopportazione”, di rifiuto ed anche di distacco totale da parte mia dalla mia parte femminile. Per “amore della famiglia” sono stata per circa un anno e mezzo consecutivo senza nemmeno guardare i negozi di abbigliamento da donna, per poi accorgermi che i problemi familiari erano altri. Non voglio si creda che io non mi metta anche dall’altra parte della barricata. Capisco benissimo che la situazione non è semplice. Sicuramente non lo è all’inizio, ma io le ho detto più volte: “dai e ti sarà restituito 10 volte di più”, nel senso che se io sarò, diciamo così, contenta lei ne riceverà un enorme ritorno in termini di affetto ed amore. Purtroppo io non la potrò considerare “persona amica” finchè mi impedirà di parlare di Martina. Anch’io mi sono posta il problema opposto:”Come avrei reagito io se lei mi avesse chiesto di volersi vestire da uomo, magari con baffi e “pacco” tra le gambe.
Come ho detto prima, la situazione non può essere facile all’inizio. In questo sono molto sincera.
Però io parto da un altro principio. Se io dovessi accorgermi che lei soffrisse (come soffro io adesso), non potrei vivere tranquillamente. Mi sentirei in perenne colpa. E’ questo che non riesco a capire come lei possa negare a me la felicità. Un’altra cosa che vorrei chiarire è cosa vorrei da lei. Io vorrei solo non avere il terrore di affrontare l’argomento. A me piacerebbe naturalmente avere da lei anche un supporto sia materiale che morale, ma capisco che questo non sarà mai possibile. Lei non vorrà mai vedermi vestita e truccata. Io sono disposta ad accettare questo. Non sono disposta invece a vivere nel silenzio. C’è un altro piccolo particolare che gioca a mio sfavore. Tra pochissimi anni, mio figlio comincerà ad uscire da solo e quindi Martina non avrà più orari “sicuri”.
L’errore più grosso che commette mia moglie per me è il non volere assolutamente informarsi sull’argomento. Sono tutti imbecilli per lei; dalle mogli consenzienti, agli psicologi che mi hanno dato la loro opinione per cui lei non avrebbe dovuto avere un atteggiamento di rifiuto, per non parlare di chi usa internet per conoscersi e passare qualche minuto in compagnia di perfetti sconosciuti. Per lei è una grande cazzata quella di scrivere le mie cose sul blog.
Non sono riuscito a farle leggere nemmeno una riga di quello che ho scritto nei miei post. Infine c’è lo psicologo. Io vorrei andarci, quanto meno per sfogarmi e togliermi dallo stomaco tante cose che non ho potuto mai dire a nessuno. So che ogni problema necessita di cure diverse e che non esiste una “suppostona” che mi guarirà. Addirittura sembra che si parli di “malattia” solo nel caso in cui vestirsi diventi l’unica maniera di ottenere eccitazione sessuale. Non ho mai messo in dubbio il fatto che alla base di tutto ci sia una forte motivazione sessuale, ma io la rifiuto come unica ragione per cui a me piace sentirmi donna. Mi è stato detto che non esiste una reale cura e che Martina vivrà sempre in me. Da quello che ho letto da chi già l’ha fatto, nelle sedute di analisi si cerca di capire cosa effettivamente si vuole fare. Anch’io mi sono chiesta cosa voglio fare “da grande” o soprattutto cosa non voglio fare. Dubito seriamente di voler diventare donna. Se a volte l’ho sognato, è sempre stato solo perché essere donna mi avrebbe portato a poter uscire vestita senza avere nessun problema. Non metto in dubbio nemmeno il fatto che magari alla prima volta che esco allo scoperto, me ne vergogno talmente tanto che poi chiudo bottega e non ne faccio più di niente. Ma fino a che non lo farò, non potrò saperlo. Non ho mai rifiutato la mia parte maschile. Non potrei pensare una vita solo al femminile.
Non voglio soprattutto che voi pensiate male di mia moglie, dato che il suo è più un problema culturale che caratteriale.
Spero di avervi chiarito meglio i miei pensieri “contorti” ma soprattutto di non avervi annoiato.
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mercoledì, 28 novembre 2007, 20:57
Oggi sono molto triste.
Non sto passando un bel periodo ne in casa, ne fuori.
Tutta una serie di problemi dei quali Martina è forse quello minore.
Oggi ho avuto un po' di problemi sul lavoro e quindi sono tornata a casa col magone. Toccata e fuga in casa per riuscire subito e fare due passi, nella speranza di rilassarmi un gocciolino.
A me piace molto stare in solitudine quando c'è vento. Mentre alla maggior parte delle persone il vento aumenta il nervoso, a me fa l'effetto opposto. E' come se portasse via con se il malumore.
C'è una bella "passeggiata" lungomare vicino casa mia. Non c'è praticamente nessuno, anche perchè è già buio. Cammino ripensando alla giornata e ad altre cose. Davanti a me una giovane coppia, dal passo più lento del mio.
La vicinanza mi rivela il rumore dei tacchi di lei ed a me prende il groppo alla gola. Gli sorpasso, faccio cinque metri e una lacrima mi scende. Mi fermo sulla spalletta e le lacrime aumentano.
Vorrei piangere a squarciagola, ma non posso, perchè la coppia mi sta ripassando vicino. Sono settimane che vorrei farlo, ma non ci riesco.
Poi penso a mia moglie. Lei no potrà mai capire questo mio stato d'animo. Lei che dovrebbe capirmi solo guardandomi, senza bisogno di una parola, senza farsi le classiche "seghe mentali".
Ed allora mi sono chiesta: "Se non riesco a farlo capire a lei che è la persona a me più vicina, come faccio a farlo capire agli altri?". Già, gli altri. Quelli normali. Che cazzo l'ho aperto a fare questo blog.
Forse non è colpa sua se le sono capitata io invece di un'altro, un uomo vero. Forse non è colpa nemmeno dei miei genitori che non hanno capito mai il mio problema, troppo preoccupati affinchè io avessi quello che avevano gli altri, senza però chiedersi cos'è che io desiderassi davvero.
E forse non è colpa nemmeno della società, lanciata come un treno dopo millenni di corsa su un binario prestabilito e dritto nel quale è vietato svoltare.
Forse è solo colpa mia, che sono nata nel momento sbagliato o che semplicemente........non sono nata.
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