Cosa dico?
Ciao a tutti coloro che incappano in questo blog. Mi chiamo.... anzi non mi chiamo Martina Brilli. In effetti tra i miei dati non c'e' niente di vero, neppure il sesso genetico. Mi definisco come una donna virtuale, un po' come Lara Croft, anche se fisicamente assomiglio piu' a Mario Bros. Martina in realta' e' un simpatico ometto che ha superato la soglia degli "anta" e che vive abbastanza felicemente con moglie e figlio. Quel "abbastanza" sta a significare una situazione di disagio che vivo quotidianamente e che per me e' diventata il grande sogno nel cassetto. Da quando ho memoria infatti, sono sempre stata attratta dalle donne, dai loro abiti, dai loro profumi e dal loro modo di essere. Questo pero' non fa di me un transessuale, e cioe' una persona che si sente nata nel corpo sbagliato. Io non rinnego la mia personalita' maschile, anzi. Mi piace vestirmi in maniera sportiva (odio giacche e cravatte) e non mescolo il maschile con il femminile. Vorrei parlare ancora di me, ma per il momento preferirei aggiungere solo il perche' di questo mio blog. Ho creato questo blog solo per poter buttare fuori un milione di pensieri che tengo chiusi dentro di me da decenni, perche' le persone a me vicine, non me lo permettono (almeno non del tutto). Non sono in cerca di sesso, incontri o altro. Tutto quello che posso sperare e' cercare di spiegare a chi vorra' leggere queste mie righe, cosa significa essere una persona come me e come altre migliaia sparsi in tutto il mondo. Tutto questo essendo cosciente di avere l'effetto un sassolino gettato nell'oceano. Ricordati comunque che la persona che hai accanto (amico, collega, partner) potrebbe tenere dentro di se un segreto simile al mio.....

 

 
Merry Cristmas Martina
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sabato, 28 giugno 2008, 23:52
DSCF3666Volevate un sorriso??? Eccovi accontentati.
Certo non è un sorriso di una che ha appeno ascoltato una barzelletta, ma più di una che ha appena sgozzato una povera vecchia.
Lo sguardo truce non lascia dubbi. La famosa frase "Ne rimmarrà solo una" è ormai una certezza. Sembra quasi che la vecchia zia non sia mai esistita. Persino l'avatar è cambiato. Mica cambierà anche il nome?? Magari ....BrilliCrudelia!!!!

La perfida rossa, si è rifatta viva con questa "audace" gonna corta.
Beh, che ne dite??? Un bel salto, noooo????
E non finisce qua. Altre foto in arrivo.
Questa foto la dedico alla mia grande amica Bibi, perchè se ora sono così è solo grazie a lei. Quindi se non vi va bene come sono ora, rifatevela con lei.
Bacio Picci.


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martedì, 15 aprile 2008, 11:56
Ieri mattina si sono chiusi i battenti alla festa della Bibi. Nonostante qualcuno temesse il peggio, la padrona di casa l'ha presa bene, ridendo come una matta per tutta la mattina.
Ci siamo divertite moltissimo a scrivere scemate di vario genere, tra cui barzellette, storielle, rebus e ci è scappata anche una partita a Arkanoid(????). Il meglio è stato dato per tutto il venerdì, mentre dal sabato in poi, l'atmosfera si è molto rilassata. E' stata una bella occasione per conoscere e farsi conoscere. Penso (e spero) che ora Martina abbia qualche amica in più.
Mie compagne di merende in questa avventura sono state Misspalestra, Maristella ed Isabella, tutte domiciliate (assieme alla Bibi) su Leonardo.it. Ringrazio anche le nipotine mie che hanno voluto spontaneamente (pena cancellazione dal titolo di nipote)  lasciare un loro contributo.
Propongo di organizzare fra un po' di tempo un'altra festa, magari proprio qui su Splinder e perchè no, su un mio post (con me presente però!!!!).


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venerdì, 11 aprile 2008, 11:47
Ciao bella gente.
Fino a domenica sera sarò reperibile sul blog della Bibi, dove si stà svolgendo un simpatico giochino.
Il nome del gioco è "Intasa la Bibi" e consiste nel mettere più commenti possibili sul suo ultimo post e qualcuna di vostra conoscenza stà dando il meglio di se.
Venite e partecipate tutti. E' gratuito.
Ahh..dimenticavo di dirvi che la Bibi non c'è. E' fuori fino a tutta domenica, quindi nessuno ci disturberà.

Scusate ma ora ho da fare


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martedì, 11 marzo 2008, 13:23
Maria appena mi vede, mi viene incontro sorridendo. “Avevo capito che avevi fretta. Vedo invece che hai intenzione di trattenerti.”. Dalla mia bocca esce un deciso “Ciao ma’”. La povera donna davanti a me spalanca gli occhi ed indietreggia di un passo. La bocca trema, si apre e chiude come quella di un pesce. Sembra che voglia dire qualcosa ma non riesce a far uscire nessun suono, nemmeno un soffio d’aria. La voce era la mia, ma l’intonazione, la cadenza e la tonalità non mi appartenevano. Quella forza interna mi fa avvicinare a lei, sua madre, ormai paralizzata con la bocca semiaperta. Sono in tensione più per lei che per me. Non vorrei che si svenisse o che le si prendesse un infarto.
Ancora la mia mano si sta alzando, non certo per mia volontà. La accarezza sul volto, come già avevo fatto ieri. I miei dubbi erano fondati. E lei è rientrata in me laggiù, lungo la strada, proprio dove era…

La mano si sposta sopra la testa, lisciando quei lunghi capelli bianchi fermati da una crocchia. Gli occhi di Maria si riempiono di lacrime, e poi di getto comincia a piangere senza però muoversi di un solo millimetro.

La mani ora si abbassano ed insieme prendono quelle tremanti della vecchia donna, stringendole forte. Poi le alza e le porta al mio viso, passandole sulle guance, fino a portarle sulle labbra. Le sto baciando con l’affetto di una figlia. Ora le rilascio e comincio ad allontanarmi, mentre lei rimane immobile, con gli occhi lucidi ed una smorfia di dolore sul volto. Mi volto e mi incammino verso la porta principale con passo deciso. “Cosa vuoi fare ora? Dove hai intenzione di portarmi?”. Queste sono le urla che rimbombano nel mio cervello senza però poter uscire all’esterno. Ma lei non mi sente…o forse non mi ascolta. Apre la porta, mentre Maria con voce singhiozzante dice: “Ma dove vai ora? Non andare li? Per favore? No, .. li no…ti prego”.

Ma li dove? Dove cavolo avrà intenzione di andare questo spirito irrequieto? E soprattutto…quando se ne andrà dal mio corpo?
La testa si gira  verso la mamma. Uno sguardo veloce e poi usciamo fuori, al freddo. “Sta rincoglionita s’è pure scordata il cappotto” dico fra me e me. E’ veramente freddo fuori. Mi sento il volto ghiacciare ed una sensazione strana arriva anche dalle gambe, dato che un refolo di vento fa entrare aria sotto la gonna.
Attraversiamo la strada e ci dirigiamo verso il portone di Stefania. “Perché?” continuo a chiedermi. “Cosa c’entra lei con Stefania?”. In effetti che io sapessi non c’era nessun legame tra le due. Solo delle vicine di casa. Non avevo mai sentito parlare di lei dalla mia amica. Probabilmente vorrà andare da qualcun altro che abita nello stesso palazzo. Ma il mio dito con un tocco breve suona proprio il suo di campanello. “Non aprire. Non aprire. Fa che sia a dormire nel letto”. Dopo pochi secondi uno scatto metallico fa si che la porta si apra. “Darà per scontato che sia io”. Iniziamo a salire la prima rampa di scale. Anche il mio passo è troppo…femminile. Me ne accorgo per lo più dal ticchettio, uniforme e veloce, che riecheggia nel vano scale. Vorrei fermarmi, buttarmi per terra, gridare “Non aprire”, ma purtroppo il mio corpo non risponde.

Siamo ormai davanti a quella porta, aspettando che si apra. In un altro momento sentirei il cuore battere all’impazzata, ma invece ora ho un battito regolare, come se non ci fosse niente di strano in quello che sto facendo. Eccola. La porta si apre prima di un pezzetto, lasciando intravedere da dentro un viso dubbioso. Probabilmente si aspetta che io le dica qualcosa di più degli “spettrali” incontri avuti durante la giornata. Visto che ero io, apre del tutto sposandosi da una parte per farmi entrare. Mentre passo dalla porta mi assale con un : “Ma sei scema? Sei sempre vestita. Addirittura ti sei rifatta il trucco. Ma lo sai quanto tempo hai prima di prendere il treno?”. “Ciao Ste’” la freddo io…o meglio la mia voce. Altra scena di terrore. Occhi barrati, fiato tremante e bocca impastata. “Ma…Martina,..non fare scherzi stupidi… Te l’ha detto Maria vero? Ti ha detto lei come mi chiamava?...Non…non è divertente sai?”. “Sono io Ste’…sono Patrizia” replico. Quella voce, quella inflessione dialettale, quel modo di esprimersi le tolgono tutti i dubbi facendola arretrare. “No. Non ci credo. Non puoi essere tu. Ti prego Martina, dimmi che non è vero”.

Avanzo verso di lei e le prendo le mani. Riesco a sentirle gelide e tremanti, ma non fa nessuno sforzo per evitare che io le tocchi. “Volevo rivederti” dico io…anzi dice lei, mentre il mio volto si sta avvicinando sempre di più al suo. Stefania apre la bocca ma non emette nessun suono, come se tutto quello che vorrebbe dire le si fosse incastrato in fondo alla gola. Poi la richiude, assieme agli occhi, come se stesse aspettando un bacio. Ed anch’io sento le labbra che si aprono leggermente, mentre la testa si inclina verso sinistra. Le labbra si incontrano e si uniscono in un caldo insieme. Lascio le sue mani per avvolgerla intorno alla vita e la tiro verso di me. “Martina…noi siamo amiche, non…”, ma un altro bacio la zittisce. Ora capisco tutti i discorsi che mi aveva fatto prima, perché Patrizia avrebbe dovuto chiedere di lei. Forse Stefania si vergognava di dirmelo, come se io mi potessi scandalizzare di una cosa del genere. Certe volte ti rendi conto di quanto non conosci le persone, anche quelle che ti stanno più vicine. In questi momenti penso a mia moglie, a quello che può aver pensato quando io le ho detto cosa avrei voluto dalla vita, a quanto deve averci rimuginato sopra.

Ed ora io sono qui a baciare contro la mia volontà una delle mie migliori amiche. Mi sento perfino in colpa per qualcosa che in realtà non sto facendo, o almeno volontariamente.

La mia testa cambia posizione e Stefania adatta la sua. Non c’è nessun segno di ribellione nei miei confronti, anzi ora le sue braccia mi cingono e cominciano ad accarezzarmi la schiena con un ritmo agitato. Le mani si infilano sotto la maglietta e sento i suoi polpastrelli esercitare pressione sulla mia pelle. Anche le mie mani si muovono freneticamente sotto il maglione di lei fino a scoprirle la schiena. Poi con fare deciso, le mani sollevano il maglione fino a toglierlo dal collo, riprendendo il bacio interrotto solo per permettere il passaggio dal collo. Il respiro di Stefy si fa sempre più irregolare, intervallato da brevi sospiri. Non posso vederla nel viso perché i miei occhi sono sempre chiusi, ma ho la sensazione che si stia godendo il momento. Certo che Patrizia doveva essere quella che tra le due “portava i pantaloni”, o così almeno penso io. Mi sta dando l’impressione di essere stata una donna decisa, che andava dritta al bersaglio senza cercare scorciatoie.

Le mie mani afferrano il reggiseno di lei, lo slacciano e lo fanno uscire dalle braccia senza permettere alle labbra di separarsi. Una spinta secca, Stefania cade sul divano ed io sopra a lei. Ora i miei occhi sono aperti e nei suoi vedo la passione, l’amore, la felicità. Le mie labbra ora si spostano sul collo, lasciandole piccoli baciotti a destra e sinistra. Il mio naso struscia sulla pelle morbida che odora di desiderio. Il suo respiro ora penetra nei miei orecchi, facendomi capire che è molto eccitata. La bocca scende ancora e si sofferma sul capezzolo turgido. La lingua bagna più volte il piccolo rilievo, mentre la voce tremante di lei mi dice “Ti…ti ricordi ancora…”. Doveva essere uno dei loro giochi d’amore, visto come Stefania sta reagendo.

La faccia si sposta sull’altro seno facendomi baciare il secondo capezzolo. Anche il mio di respiro comincia ad essere affannato. La mia mente è libera, lontana da questo turbine di emozioni. Sono solo un testimone passivo del tutto e vorrei tanto potermi svincolare, ma la mia testa scende ancora verso l’ombellico e la lingua disegna un cerchio attorno. Le mani di Stefania ora mi accarezzano la testa, facendomi muovere su e giù la parrucca. Le mie invece spingono i pantaloni della sua tuta verso i ginocchi. Lei aiutandosi con i piedi se li toglie del tutto e divarica gli arti, permettendo alla mia testa di infilarsi tra le sue gambe. L’odore acre del suo sesso, mi fa capire quanto sia eccitata. Il mio naso si intrufola tra i suoi peli prima di lasciare lo spazio alla lingua, che si fa largo e poi si infila nelle labbra umide, con sempre più decisione. Stefania reagisce con piccoli movimenti delle gambe che interrompono il lavoro delle mani. Leggeri gemiti escono dalla sua bocca, incitando Patrizia a continuare, ad insistere nella sua opera, a spingere incessantemente quella lingua ormai arroventata. Le gambe di lei stringono la mia testa come uno schiaccianoci ed i gemiti aumentano di volume e di intensità. Devo fare più pressione per poter far entrare la lingua e mi sento le orecchie surriscaldarsi per lo strofinamento sulle cosce. Ad un tratto la testa si allontana al ventre e ritorna sul viso avvolgendo nuovamente le sue labbra con le mie, mentre la mano destra si incunea tra le gambe tremanti per far affondare l’indice nella calda ed umida fessura, continuando il lavoro martellante della lingua. I nostri corpi sono tuttuno, così come lo sono i respiri irregolari, quasi sincronizzati. Con i denti comincio a mordicchiarle l’orecchio e poi le bacio insistentemente il collo approfittando della sua testa riversa all’indietro. Il dito entra ed esce senza interruzione aumentando il ritmo col passare dei secondi. Sento che l’abbraccio di Stefania si fa sempre più forte ed il suo respiro è diventato affannato, alternando brevi silenzi a gemiti di piacere. Ma ancora una volta il mio corpo interrompe la sua azione e cambia posizione. Mi sto sdraiando sopra di lei, infilandomi tra le sue gambe. Mentre continuo a baciarla, con le mani mi slaccio la gonna a comincio a sganciarmi il body. Poi, con un movimento da contorsionista, tolgo gli slip scoprendo il mio pene. “Che diavolo vuole fare ora?” mi chiedo terrorizzata. “Come abbiamo sempre voluto farlo Ste’” esce dalla mai bocca, lasciandomi partire un brivido freddo sulla schiena.

“Questo no, è troppo, non posso permetterglielo”, ma è inutile. Qualsiasi sforzo provassi a fare risultava vano. “No Patri, no, non così…” mi dice Stefania, ma da suo tono non mi sembra molto convinta. Patrizia è invece molto decisa in quello che fa e con precisione prende il mio membro e la penetra. Da come si muove, si capisce che non è la prima volta che lo fa, da esperta, come se fosse normale routine nei loro giochi erotici, probabilmente aiutandosi con protesi artificiali.

Stefania emette un lieve gemito, segno evidente di piacere. Comincio a muovermi su e giù, dando colpi veloci e costanti. Le gambe di lei cingano le mie, così come le sue mani cominciano a stringere più forte la mia schiena. “Si, Patri, così, così…”, mi dice con voce tremante.

Malgrado non voglia partecipare a questo gioco, la natura comincia a farmi assaporare la sensazione del rapporto. Lo strofinio del mio prepuzio all’interno della sua vagina, mi fa ansimare e desiderare quella donna, anche se a mente fredda non potrei nemmeno pensare di sfiorarla. La frequenza aumenta e la mia eccitazione con lei. Le teste si scuotono in continuazione, con le bocche che si cercano, si sfiorano e poi si lasciano per ritrovarsi poco dopo.

D’improvviso un forte scompiglio interno comincia a preparare la fase finale di questo rapporto, fino che l’orgasmo mi lacera di emozioni devastanti.

Le gambe di lei si stringono bloccandomi il corpo, mentre le sue unghie si conficcano nella mia pelle ed un gridolino strozzato esce dalla sua bocca. Pochi secondi dopo le gambe ed le braccia allentano velocemente la presa. La sua testa si volta dall’altra parte facendomi assaporare una boccata d’aria fresca. Avvicino la mia mano al suo viso per accarezzarlo. La mano scivola sulle sue guance quasi come fosse priva di controllo…..ma è priva di controllo!!!. Posso muoverla…mi muovo per mia volontà.

Immediatamente mi allontano da lei e le dico:”Stefania…Stefania…Sono tornata io…Sono Martina”. Lei mi guarda con gli occhi socchiusi, provata dall’orgasmo, come se non capisse di cosa io stessi parlando. Poi in un attimo si rialza e toccandomi il volto con la mano scoppia in un pianto liberatorio.

“E’ passato tutto…Non ti preoccupare… E’ passato”, provo a tranquillizzarla io.

“Avrei voluto dirtelo…ma io…lei non…”.

“Sssttt” la cheto io, “Non ha nessuna importanza ora, è tutto finito, non ti preoccupare.”.

La stringo forte a me accarezzandole i capelli. Sento che ha molto bisogno di me. Ha bisogno di nuovo di Martina.

Ed anche Martina ha bisogno di qualcuno vicino.

Continua???…(speriamo di no).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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domenica, 09 marzo 2008, 21:05
Grazie
dei fiori grazie
dei fiori bis.
Questo cantava Renzo Arbore circa 25 anni fa.
Ed anch'io vi ringrazio dei fiori. Non si tratta certo di fiori reali, ma di fiori virtuali.
Sono tutti gli auguri che mi avete fatto per l'8 Marzo, attraverso i vostri commenti sui mei post, ma anche attraverso messaggi privati.
Leggendoli mi sono quasi commossa, sinceramente, perchè sono una grande dimostrazione di affetto nei miei confronti.
Però vorrei spendere due parole a proposito dell'8 Marzo. Per me questa festa molto importante è rivolta alle donne che nel mondo soffrono perchè considerate esseri inferiori, a quelle che devono lottare tutti i giorni per tirare avanti, a quelle che nonostante molti problemi portanno avanti la loro gravidanza.
Concludendo, io non credo proprio di rientrare in una di queste tre categorie, tantomeno nella categoria "donna".
Beh, in fondo in fondo nemmeno tante di quelle donne che aspettano questo giorno per andare fuori a cena o chissà che altro, ne fanno parte.
Comunque sia grazie lo stesso, lo ho apprezzato moltissimo.


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