Non so bene se sono arrivata davvero al capolinea. Forse sono arrivata all’ultima fermata, quella prima del termine del percorso, dove tutti scendono e tu rimani sola a rimuginare sul da farsi appena sarai arrivata. Ed ora sono proprio qui a rimuginare su ciò che posso fare per limitare i danni, soprattutto quelli al mio sistema nervoso che ormai è sprofondato in una depressione dannosa a tutta la famiglia.
In questi giorni io e mia moglie abbiamo parlato. Per meglio, diciamo che io l’ho costretta ad informarsi sul perché io la evitavo e su quello che navigava nel brodo primordiale contenuto nella mia testa.
Vi evito le cazzate che ha detto su Internet e sulle persone con le quali ho instaurato un bellissimo rapporto di amicizia. Comunque sia, in sintesi, lei non è disposta a darmi di più di quello che mi ha dato finora, che era già di per se una forzatura e non certo una sua volontà. E così quel piccolo passo che sarebbe stato necessario per raggiungere lo scalino più alto di ciò che mi ero da sempre prefissata, ovvero uscire in compagnia delle amiche, è reso impossibile da un muro invalicabile, oltretutto altissimo e profondissimo.
L’unica alternativa rimasta a me è ricominciare a dimenticare in tutto e per tutto Martina e le sue voglie di vivere, cercando di spazzare via tutti quei pensieri femminili che mi passano per la testa. Ultimamente quei pensieri erano ritornati prepotenti, forse anche di più rispetto a questa estate, forse alimentati da una mia illusione che le cose potessero risolversi, o forse da quella presenza interna che sempre più spesso sento voler uscire prepotentemente o forse ancora perché era diventata l’unica via di fuga da una situazione che un po’ mi pesa.
Ora quindi mi ritrovo senza la minima voglia di fare niente: Uscire, divertirmi, pensare alle vacanze estive. La sera, subito dopo una cena che somiglia più ad un’autofustigazione visto la quantità di cibo che ingerisco, mi entra una sonnolenza nervosa, cosicché addormentandomi la giornata finisca il prima possibile. Uscire fuori, specialmente il Sabato e la Domenica, è diventata una sofferenza, trovandomi davanti tutto quel ben di Dio che rimane solo un sogno sempre più lontano e costringendomi nel possibile a passare per strade semideserte.
Il problema adesso è “Come?”. Credo che dovrò cominciare a lagnare meno e tenermi dentro il più possibile, mostrando almeno alla famiglia la mia parte felice.
Ma da sola non posso riuscirci, anche perché io non posso privarmi di qualcosa che ritengo un mio diritto. Non avrei voluto farlo, ma ormai mi trovo costretta a cerca un aiuto medico prima che cominci a dare le testate nel muro e che rovini ulteriormente l’equilibrio familiare. Non credo nei miracoli, ma spero di trovare un minimo di equilibrio che mi aiuti ad affrontare una scelta molto dura per me.
E quindi penso che anche questo piccolo spazio che Martina si è riservata sul web, debba piano piano andare a morire, perchè è ormai diventato un legame troppo grosso tra lei ed il mondo reale. Non so se questo sarà l’ultimo post, spero di no. Quantomeno vi terrò aggiornati sulla mia … convalesce(me)nza.





























