Sono appena tornata dal lavoro, stanca e con la testa pensante a chissà cosa.
La casa è vuota e silenziosa. Loro sono fuori, da qualche parte in questa buia città.
Entro in camera per cambiarmi e ti trovo li, accanto alla finestra, vicino alla specchiera.
Ti intravedo, attraverso quelle tende color arancio, talmente fini che lasciano passare la luce fioca di una sera invernale.
Non pensavo di trovarti in casa. Credevo tu fossi fuori, attaccato a lei, che tu in questo momento la stessi stringendo forte forte.
Appartieni a lei, lo so. Niente e nessuna potrà far si che tu diventi mio. Non mi azzardo nemmeno a pensarlo.
Ma io ti desidero. Ti desidero con tutta me stessa. Ti desidero più di ogni altra cosa.
E mi chiedo anche il perché. Che senso ha che io stia così male per colpa tua. Non hai niente di particolare, niente di tremendamente bello, niente di utile o necessario per me. Eppure ogni volta che ti rivedo, sento come un pungo forte, dritto allo stomaco ed io mi sento persa, sconfitta.
Mi avvicino a te esitante. Ti tocco, ti accarezzo, ma tolgo subito la mano con un movimento improvviso. In questo momento vorrei averti su di me, sentire il tuo abbraccio stretto sulle mie spalle.
Ma non posso! Non ho niente da regalarti, non ho niente che tu possa esaltare, se non la mia stessa femminilità. Non posso certo gareggiare con lei. Lei sa come valorizzarti, come renderti felice di esistere.
Eppure tu continui ad invitarmi, quasi a prenderti gioco di me. “Prendimi, prendimi”
Vorrei andare oltre, ma so che potrebbe essere fatale. Lei potrebbe rientrare e….
Ma io ti resisto, so che ce la posso fare. Mi convinco che tu non sia niente per me.
Sei solo uno stupido, inanimato,…. bellissimo reggiseno.