Ancora la mia mano si sta alzando, non certo per mia volontà. La accarezza sul volto, come già avevo fatto ieri. I miei dubbi erano fondati. E lei è rientrata in me laggiù, lungo la strada, proprio dove era…
La mano si sposta sopra la testa, lisciando quei lunghi capelli bianchi fermati da una crocchia. Gli occhi di Maria si riempiono di lacrime, e poi di getto comincia a piangere senza però muoversi di un solo millimetro.
La mani ora si abbassano ed insieme prendono quelle tremanti della vecchia donna, stringendole forte. Poi le alza e le porta al mio viso, passandole sulle guance, fino a portarle sulle labbra. Le sto baciando con l’affetto di una figlia. Ora le rilascio e comincio ad allontanarmi, mentre lei rimane immobile, con gli occhi lucidi ed una smorfia di dolore sul volto. Mi volto e mi incammino verso la porta principale con passo deciso. “Cosa vuoi fare ora? Dove hai intenzione di portarmi?”. Queste sono le urla che rimbombano nel mio cervello senza però poter uscire all’esterno. Ma lei non mi sente…o forse non mi ascolta. Apre la porta, mentre Maria con voce singhiozzante dice: “Ma dove vai ora? Non andare li? Per favore? No, .. li no…ti prego”.
Ma li dove? Dove cavolo avrà intenzione di andare questo spirito irrequieto? E soprattutto…quando se ne andrà dal mio corpo? La testa si gira verso la mamma. Uno sguardo veloce e poi usciamo fuori, al freddo. “Sta rincoglionita s’è pure scordata il cappotto” dico fra me e me. E’ veramente freddo fuori. Mi sento il volto ghiacciare ed una sensazione strana arriva anche dalle gambe, dato che un refolo di vento fa entrare aria sotto la gonna.
Attraversiamo la strada e ci dirigiamo verso il portone di Stefania. “Perché?” continuo a chiedermi. “Cosa c’entra lei con Stefania?”. In effetti che io sapessi non c’era nessun legame tra le due. Solo delle vicine di casa. Non avevo mai sentito parlare di lei dalla mia amica. Probabilmente vorrà andare da qualcun altro che abita nello stesso palazzo. Ma il mio dito con un tocco breve suona proprio il suo di campanello. “Non aprire. Non aprire. Fa che sia a dormire nel letto”. Dopo pochi secondi uno scatto metallico fa si che la porta si apra. “Darà per scontato che sia io”. Iniziamo a salire la prima rampa di scale. Anche il mio passo è troppo…femminile. Me ne accorgo per lo più dal ticchettio, uniforme e veloce, che riecheggia nel vano scale. Vorrei fermarmi, buttarmi per terra, gridare “Non aprire”, ma purtroppo il mio corpo non risponde.
Siamo ormai davanti a quella porta, aspettando che si apra. In un altro momento sentirei il cuore battere all’impazzata, ma invece ora ho un battito regolare, come se non ci fosse niente di strano in quello che sto facendo. Eccola. La porta si apre prima di un pezzetto, lasciando intravedere da dentro un viso dubbioso. Probabilmente si aspetta che io le dica qualcosa di più degli “spettrali” incontri avuti durante la giornata. Visto che ero io, apre del tutto sposandosi da una parte per farmi entrare. Mentre passo dalla porta mi assale con un : “Ma sei scema? Sei sempre vestita. Addirittura ti sei rifatta il trucco. Ma lo sai quanto tempo hai prima di prendere il treno?”. “Ciao Ste’” la freddo io…o meglio la mia voce. Altra scena di terrore. Occhi barrati, fiato tremante e bocca impastata. “Ma…Martina,..non fare scherzi stupidi… Te l’ha detto Maria vero? Ti ha detto lei come mi chiamava?...Non…non è divertente sai?”. “Sono io Ste’…sono Patrizia” replico. Quella voce, quella inflessione dialettale, quel modo di esprimersi le tolgono tutti i dubbi facendola arretrare. “No. Non ci credo. Non puoi essere tu. Ti prego Martina, dimmi che non è vero”.
Avanzo verso di lei e le prendo le mani. Riesco a sentirle gelide e tremanti, ma non fa nessuno sforzo per evitare che io le tocchi. “Volevo rivederti” dico io…anzi dice lei, mentre il mio volto si sta avvicinando sempre di più al suo. Stefania apre la bocca ma non emette nessun suono, come se tutto quello che vorrebbe dire le si fosse incastrato in fondo alla gola. Poi la richiude, assieme agli occhi, come se stesse aspettando un bacio. Ed anch’io sento le labbra che si aprono leggermente, mentre la testa si inclina verso sinistra. Le labbra si incontrano e si uniscono in un caldo insieme. Lascio le sue mani per avvolgerla intorno alla vita e la tiro verso di me. “Martina…noi siamo amiche, non…”, ma un altro bacio la zittisce. Ora capisco tutti i discorsi che mi aveva fatto prima, perché Patrizia avrebbe dovuto chiedere di lei. Forse Stefania si vergognava di dirmelo, come se io mi potessi scandalizzare di una cosa del genere. Certe volte ti rendi conto di quanto non conosci le persone, anche quelle che ti stanno più vicine. In questi momenti penso a mia moglie, a quello che può aver pensato quando io le ho detto cosa avrei voluto dalla vita, a quanto deve averci rimuginato sopra.
Ed ora io sono qui a baciare contro la mia volontà una delle mie migliori amiche. Mi sento perfino in colpa per qualcosa che in realtà non sto facendo, o almeno volontariamente.
La mia testa cambia posizione e Stefania adatta la sua. Non c’è nessun segno di ribellione nei miei confronti, anzi ora le sue braccia mi cingono e cominciano ad accarezzarmi la schiena con un ritmo agitato. Le mani si infilano sotto la maglietta e sento i suoi polpastrelli esercitare pressione sulla mia pelle. Anche le mie mani si muovono freneticamente sotto il maglione di lei fino a scoprirle la schiena. Poi con fare deciso, le mani sollevano il maglione fino a toglierlo dal collo, riprendendo il bacio interrotto solo per permettere il passaggio dal collo. Il respiro di Stefy si fa sempre più irregolare, intervallato da brevi sospiri. Non posso vederla nel viso perché i miei occhi sono sempre chiusi, ma ho la sensazione che si stia godendo il momento. Certo che Patrizia doveva essere quella che tra le due “portava i pantaloni”, o così almeno penso io. Mi sta dando l’impressione di essere stata una donna decisa, che andava dritta al bersaglio senza cercare scorciatoie.
Le mie mani afferrano il reggiseno di lei, lo slacciano e lo fanno uscire dalle braccia senza permettere alle labbra di separarsi. Una spinta secca, Stefania cade sul divano ed io sopra a lei. Ora i miei occhi sono aperti e nei suoi vedo la passione, l’amore, la felicità. Le mie labbra ora si spostano sul collo, lasciandole piccoli baciotti a destra e sinistra. Il mio naso struscia sulla pelle morbida che odora di desiderio. Il suo respiro ora penetra nei miei orecchi, facendomi capire che è molto eccitata. La bocca scende ancora e si sofferma sul capezzolo turgido. La lingua bagna più volte il piccolo rilievo, mentre la voce tremante di lei mi dice “Ti…ti ricordi ancora…”. Doveva essere uno dei loro giochi d’amore, visto come Stefania sta reagendo.
La faccia si sposta sull’altro seno facendomi baciare il secondo capezzolo. Anche il mio di respiro comincia ad essere affannato. La mia mente è libera, lontana da questo turbine di emozioni. Sono solo un testimone passivo del tutto e vorrei tanto potermi svincolare, ma la mia testa scende ancora verso l’ombellico e la lingua disegna un cerchio attorno. Le mani di Stefania ora mi accarezzano la testa, facendomi muovere su e giù la parrucca. Le mie invece spingono i pantaloni della sua tuta verso i ginocchi. Lei aiutandosi con i piedi se li toglie del tutto e divarica gli arti, permettendo alla mia testa di infilarsi tra le sue gambe. L’odore acre del suo sesso, mi fa capire quanto sia eccitata. Il mio naso si intrufola tra i suoi peli prima di lasciare lo spazio alla lingua, che si fa largo e poi si infila nelle labbra umide, con sempre più decisione. Stefania reagisce con piccoli movimenti delle gambe che interrompono il lavoro delle mani. Leggeri gemiti escono dalla sua bocca, incitando Patrizia a continuare, ad insistere nella sua opera, a spingere incessantemente quella lingua ormai arroventata. Le gambe di lei stringono la mia testa come uno schiaccianoci ed i gemiti aumentano di volume e di intensità. Devo fare più pressione per poter far entrare la lingua e mi sento le orecchie surriscaldarsi per lo strofinamento sulle cosce. Ad un tratto la testa si allontana al ventre e ritorna sul viso avvolgendo nuovamente le sue labbra con le mie, mentre la mano destra si incunea tra le gambe tremanti per far affondare l’indice nella calda ed umida fessura, continuando il lavoro martellante della lingua. I nostri corpi sono tuttuno, così come lo sono i respiri irregolari, quasi sincronizzati. Con i denti comincio a mordicchiarle l’orecchio e poi le bacio insistentemente il collo approfittando della sua testa riversa all’indietro. Il dito entra ed esce senza interruzione aumentando il ritmo col passare dei secondi. Sento che l’abbraccio di Stefania si fa sempre più forte ed il suo respiro è diventato affannato, alternando brevi silenzi a gemiti di piacere. Ma ancora una volta il mio corpo interrompe la sua azione e cambia posizione. Mi sto sdraiando sopra di lei, infilandomi tra le sue gambe. Mentre continuo a baciarla, con le mani mi slaccio la gonna a comincio a sganciarmi il body. Poi, con un movimento da contorsionista, tolgo gli slip scoprendo il mio pene. “Che diavolo vuole fare ora?” mi chiedo terrorizzata. “Come abbiamo sempre voluto farlo Ste’” esce dalla mai bocca, lasciandomi partire un brivido freddo sulla schiena.
“Questo no, è troppo, non posso permetterglielo”, ma è inutile. Qualsiasi sforzo provassi a fare risultava vano. “No Patri, no, non così…” mi dice Stefania, ma da suo tono non mi sembra molto convinta. Patrizia è invece molto decisa in quello che fa e con precisione prende il mio membro e la penetra. Da come si muove, si capisce che non è la prima volta che lo fa, da esperta, come se fosse normale routine nei loro giochi erotici, probabilmente aiutandosi con protesi artificiali.
Stefania emette un lieve gemito, segno evidente di piacere. Comincio a muovermi su e giù, dando colpi veloci e costanti. Le gambe di lei cingano le mie, così come le sue mani cominciano a stringere più forte la mia schiena. “Si, Patri, così, così…”, mi dice con voce tremante.
Malgrado non voglia partecipare a questo gioco, la natura comincia a farmi assaporare la sensazione del rapporto. Lo strofinio del mio prepuzio all’interno della sua vagina, mi fa ansimare e desiderare quella donna, anche se a mente fredda non potrei nemmeno pensare di sfiorarla. La frequenza aumenta e la mia eccitazione con lei. Le teste si scuotono in continuazione, con le bocche che si cercano, si sfiorano e poi si lasciano per ritrovarsi poco dopo.
D’improvviso un forte scompiglio interno comincia a preparare la fase finale di questo rapporto, fino che l’orgasmo mi lacera di emozioni devastanti.
Le gambe di lei si stringono bloccandomi il corpo, mentre le sue unghie si conficcano nella mia pelle ed un gridolino strozzato esce dalla sua bocca. Pochi secondi dopo le gambe ed le braccia allentano velocemente la presa. La sua testa si volta dall’altra parte facendomi assaporare una boccata d’aria fresca. Avvicino la mia mano al suo viso per accarezzarlo. La mano scivola sulle sue guance quasi come fosse priva di controllo…..ma è priva di controllo!!!. Posso muoverla…mi muovo per mia volontà.
Immediatamente mi allontano da lei e le dico:”Stefania…Stefania…Sono tornata io…Sono Martina”. Lei mi guarda con gli occhi socchiusi, provata dall’orgasmo, come se non capisse di cosa io stessi parlando. Poi in un attimo si rialza e toccandomi il volto con la mano scoppia in un pianto liberatorio.
“E’ passato tutto…Non ti preoccupare… E’ passato”, provo a tranquillizzarla io.
“Avrei voluto dirtelo…ma io…lei non…”.
“Sssttt” la cheto io, “Non ha nessuna importanza ora, è tutto finito, non ti preoccupare.”.
La stringo forte a me accarezzandole i capelli. Sento che ha molto bisogno di me. Ha bisogno di nuovo di Martina.
Ed anche Martina ha bisogno di qualcuno vicino.
Continua???…(speriamo di no).





























