Speriamo che (io) sia femmina

Ovvero racconti, pensieri e sentimenti di una donna ... ma non troppo
giovedì, 07 febbraio 2008

Merry Christmas Martina - 5° Episodio

Dedicato ad Elena.


Il sole sta ormai calando ed il fatto di essere al ridosso di un monte ruba una mezzora buona di luce a questa giornata che non finisce più. Accendo i fari perchè la strada è buia e stretta. Guido sempre piano quando è buoi e soprattutto nelle strade che non conosco, ma stasera non ho proprio la testa e poi l'auto non è mia quindi non so regolarmi tra rumore del motore e velocità. Tradotto in parole povere "Sto correndo troppo”.

All'improvviso vedo come sbucare qualcosa dalla mia destra, forse un cane, un gatto, un topo.... non lo so. Sento anche un tonfo sordo sul parafango. “Ma porca miseria…ci mancava solo questo”. A me piacciono tantissimo gli animali e questa cosa mi mette ancora di più in subbuglio. Accosto velocemente, mi fermo e scendo a controllare. C'è solo uno filo di luce rossastra ed a malapena riesco a scorgere un muro accanto a me. C'è un enorme cancello che da su un boschetto, ma dalle erbacce che escono fuori sembra che il terreno sia evidentemente abbandonato. Comincio a guardare sotto l’auto. Niente. Allora guardo ai lati della strada. Nemmeno qui. Boh! Non ci sono tracce di animali ne vivi ne morti. Forse sarà passato attraverso le grate del cancello. Controllo un ultima volta e quindi mi volto per tornare all'auto.

I fari dell’auto però mi rivelano che tra me ed il veicolo però c'e qualcosa o meglio qualcuno. E’ una figura umana, dai capelli lunghi direi quella di una donna. Sono spaventata ma ugualmente mi avvicino tentennante fino a che non riesco a mettere a fuoco quel volto: Patrizia.

Il sangue affluisce alla testa, le guance mi prendono fuoco, le gambe che ricominciano a vacillare, il cuore che batte come un martello pneumatico. Mi sento svenire, ma sono troppo tesa anche per fare quello. Sono bloccata, immobile, congelata, una statua di marmo.

Quella figura ormai a me familiare mi si avvicina lentamente. Quel volto però è ora splendente, sembra quasi che mi stia sorridendo, mentre i suoi capelli illuminati dai fari, stanno svolazzando per il vento. Penso di avere riempito mutande, body, calze... Lei si ferma ad un passo da me. Occhioni lucidi mi lanciano uno sguardo intenso, quasi volesse comunicarmi qualcosa. Oserei dire uno sguardo d'amore. Alza la mano e la avvicina al mio viso. "Se non muoio, ora non muoio più" penso tra me e me, mentre rimango immobile ad aspettare che qualcosa succeda. Mi accarezza la guancia, ma io non sento niente, nessuna normale sensazione tattile. Solo un leggero gelo come se stesse soffiandoci sopra qualcuno.

Avanza ancora. Non ne sono sicura, ma giurerei di non averle visto muovere le gambe, quasi stesse fluttuando davanti a me. Toglie la mano, si avvicina ancora di più e chiude gli occhi. Anch'io chiudo gli occhi, ma non certo per l'atmosfera romantica. Io sono li, ferma, impalata come un lampione spento, con gli occhi chiusi. Sento come una sensazione di freddo, ma non mi viene dalla pelle bensì dall'interno, dai muscoli, dalle viscere. Un brivido parte dalla testa e scende velocemente verso i piedi. Vedo anche un bagliore tenue ma che piano piano diventa sempre più intenso. E lei è sempre più vicina, sempre più vicina, semp....peeeEEEEEEEEEEEE.

Spalanco gli occhi e davanti a me i fari di un camion stanno illuminando a giorno la strada. Ha pelato di un soffio l'auto ferma in mezzo di strada e l'autista mi sta gentilmente facendo ditino. Tre secondi per scongelarmi dalla posizione e ritornare nel mondo dei vivi (o quasi). Mi volto, ma d’intorno a me non c'è niente o nessuno. Sul muro una lapide con una foto. E' lei. E' qui che ha avuto l'incidente. Altro che gatto. Era stata lei a farmi fermare qui. Ma cosa vuole da me? Rivorrà indietro i suoi vestiti? Te li do subito appena arrivo a casa, non ti preoccupare.

Volo in macchina e riparto a tutta birra. Se mi fermano....pazienza, "'mporta sega".

Le luci del paesino si intravedono da lontano tra una curva e l’altra ed io sono già tutta agitata al pensiero di dover rientrare in quella maledetta casa.

Fermo l'auto proprio sotto casa di Stefania. Giro la testa ed osservo quelle finestre, da dove la luce filtra attraverso le persiane chiuse. Questo significa che Maria è rientrata in casa, quindi Stefania sarà sola.

Con i tacchi in spalla, salgo le scale di corsa e col fiatone apro la porta. Lei è li, seduta sul divano, uno sciarpone al collo ed una borsa dell'acqua calda che tiene strinta come una bambina coccola al sua bambola. Alla TV c’è un film assurdo, trovato chissà come su uno sconosciuto canale regionale.

Le do le medicine e le racconto solo di quello che mi è successo al bar. "Ti è andata bene" mi dice ridendo, "Potevi trovare qualche balordo che ti seguisse fino all'auto e poi….". In effetti aveva ragione, uhhh se mi era andata bene.

Poi mi faccio coraggio e le accenno cosa altro è successo: “Sai…quando sono andata via…volevo cambiarmi i vestiti…avevo le chiavi e… allora sono entrata…e mentre mi cambiavo…ho visto lei”. Stefania sorride per il mio convulso modo si esprimermi. ”Ma che hai? Ti senti bene? Hai una faccia bianca. Ma poi..lei chi, che Maria era su da me, se ne è andata solo venti minuti fa”.

“Patrizia” Sussurro io, quasi mi vergognassi di dirlo. Lei sbianca come un pezzo di gesso, sgrana gli occhi e con la bocca impastata mi fa : ”Come Patrizia. Ma lei è…è…”. “L’ho vista Stefania, l’ho vista.”, le urlo come una forsennata “Sia in casa che lungo la strada mentre venivo qui. Mi è apparsa proprio nel punto dove lei ha avuto l’incidente”.

Stefy casca all’indietro come un pezzo di legno. Per fortuna c’è il divano che le frena la caduta. “Come? Come puoi averla vista? Non è possibile. E’ morta…l’ho vista io... E’ morta…Cosa ti ha detto? Ti ha chiesto di me?”.

Cosa cavolo mi doveva dire di lei? Ho rischiato l’infarto due volte oggi e questa si preoccupa solo se ha detto qualcosa di lei. “Non mi ha detto niente, l’ho solo vista per pochi secondi e poi è svanita nel nulla. Credimi. Non è stato per niente divertente”.

Le spiego cosa è successo in dettaglio. Lei mi ascolta in silenzio, ma contemporaneamente con lo sguardo osserva ogni punto della stanza. Sta cercando qualcosa, o forse qualcuno, tra le ombre dei mobili, sotto il tavolo, dietro la porta. L’ho terrorizzata. Forse era meglio se stavo zitta. Che idiota, me lo potevo tenere per me. Ora lei vivrà con il terrore di abitare a due passi da quella casa che ormai mi appare molto spettrale.  

Ma il tempo stringe e l’orologio corre. Mi devo fare coraggio ed andare in quella casa, dove ci sono tutti i miei vestiti maschili, il mio portafoglio e soprattutto il biglietto del treno. Devo tornare giù a tutti i costi, anche se ne farei volentieri a meno.

Scendo le scale con le gambe che mi tremano e la testa frulla come un Girmi, rischiando più volte di fare dei bei ruzzoloni.Attraverso la strada come se fossi alla moviola della Domenica Sportiva ed arrivo alla porta d’ingresso. Mi fermo per qualche secondo come se aspettassi un consiglio da qualcuno o che improvvisamente tutta la mia roba uscisse da sola da quella porta. Dopo tutto quello che ho visto oggi non me ne stupirei nemmeno più di tanto. Faccio la mossa di andare via e poi mi fermo. "Lascio tutto li, cosa me ne frega. Mi faccio spedire tutta la roba direttamente a casa. Anche se mi arriva la prossima settimana che problemi ci sono.". Poi due cose mi fanno ricambiare idea: Le mie chiavi sono li dentro il trolley. Nel mazzo ci sono quelle dell'auto e quelle di casa. Non prenderle vorrebbe dire arrivare a notte fonda alla stazione, dover prendere un taxi, farmi portare dai miei genitori per prendere la chiave di scorta. Il tutto con un altro piccolo handicap: sarò sempre vestita da donna. Come la spiego a mia madre quando mi presento alle 3 di notte tutta bella incipriata e con i tacchi a spillo. Le invento che hanno anticipato il carnevale? Inutile mentirmi ancora. Devo entrare in quella casa, riprendermi la mia roba e soprattutto togliermi di dosso la roba di Patrizia il prima possibile.

Ho molto, molto freddo. Forse è la temperatura o forse è la fifa. Un fiocco di neve sul viso mi sveglia dall'indecisione. Suono il campanello e tremando aspetto che…qualcuno mi apra. Uno spiraglino si apre facendo uscire un po’ di luce e gli occhi impauriti della donna scrutano nel buio. "Maria, sono io", le faccio accennandole un sorriso.

La porta si apre, ed io entro diffidente ed impacciata. Ad ogni passo la mia testa si gira di quasi 360 gradi, come si vede nel film “L’esorcista”. Ho il terrore di rivedere ancora quel volto e questa paura mi fa sussultare ad ogni minimo rumore. Vedo che Maria mi guarda dubbiosa, forse perchè si vede lontano un miglio che sono nervosissima.

"Tutto bene?", mi chiede ansiosamente. "Tutto a posto" rispondo con un timido sorriso, "E' solo che sono in ritardo per il treno. Se non mi sbrigo lo perderò e dovrò aspettare domani mattina per partire. Tutto qui"

Lei si scurisce in volto. Sa che è l'ultima volta che vedrà in casa sua questo surrogato di donna, che lei ha inconsciamente associato a sua figlia. "Certo, è tardi. Hai ragione tu", mi fa con voce seria mentre mi accompagna nella camerina di Patrizia.

Fa entrare solo me e poi chiude la porta. "Poteva rimanere anche lei" mi dico tra me e me. Raccatto i vestiti sparsi nella stanza, il trolley vicino all'armadio e tutto ciò che mio, con l'intenzione di scappare velocemente da quella casa ed andare a cambiarmi su da Stefania.

Involontariamente, o forse no, il mio sguardo si dirige sullo specchio dove poco prima mi ero truccata ed avevo avuto il primo incontro con Patrizia. Benché mi sforzi di trattenerli, gli occhi e la testa continuano a girare verso quello che per me è puro terrore.

Ma nello specchio fortunatamente c'è solo la mia immagine, quel volto ormai stanco e stralunato. Forse era stato solo un riflesso nervoso a farmi spostare lo sguardo verso li, una specie di giramento di testa, un attimo di debolezza. Però le miei pupille dilatate continuano ad osservare davanti a me quel viso, oramai ben lontano dall’avere sembianze femminili.

Poi uno strano sorriso di donna appare sul mio volto. Non sono io, lo so benissimo. Ho fatto milioni di tentativi nella ricerca di un sorriso decente, che potesse in qualche modo assomigliare vagamente ad uno femminile. Non ho mai capito se è un problema fisico, nel senso di differenza tra i muscoli facciali fra uomo e donna, oppure se è solo un modo di fare a cui si arriva con un duro allenamento.

Comunque sia, non sono mai riuscito ad arrivare a questo. "E' lei" penso dentro di me, mentre tutto il mio corpo si sta paralizzando, completamente congelato. Il viso, le braccia, le gambe e anche il più piccolo muscolo del mio corpo è immobilizzato.

E’ come se il cervello stia elaborando solo la parte sensoriale, mentre tutto il resto è staccato, completamente indipendentemente dalla mia volontà.

La mano si alza piano piano fino a toccare il volto. Sento i polpastrelli che si sfregano sulla guancia, poi anche il palmo della mano si appoggia sul viso gelido.

Vedo brillare gli occhi, come se lei fosse soddisfatta di rivedersi in quello specchio, o forse sta solo ridendo di quello che le si sta presentando davanti.

Ogni mio sforzo di riprendere il minimo controllo del mio corpo risulta vano. Sono sua schiava. La mano si abbassa ed il corpo piega fino a sedersi sulla sedia davanti allo specchio.

E' una sensazione di grande smarrimento quella che sto provando. Vedo muovere gli arti del mio corpo ma non so cosa andranno a fare. L'altra mano apre il cassetto ed estrae una trousse argentata.

Poi prende il barattolino del mio fondotinta coprente, lo apre e con l'applicatore comincia a spalmarlo delicatamente sul viso. Vuole truccarsi….. o meglio truccarmi visto che il viso è il mio.

Finita la stesura del prodotto cremoso, prende la cipria e con piccoli scatti nervosi della mano, impregna la spugnetta di polvere rosastra per poi distribuirla sul volto in modo da togliere la lucentezza del fondotinta.

La mia faccia sta cambiando ancora una volta, ma ora non sono io ad usare i trucchi. C'è una mano esperta che sta appuntando la matita nera per poi passarla sulle palpebre.

Anche qui, la differenza nell’uso della matita si vede. Avevo sempre sognato di essere truccata da una donna, perchè sebbene abbia appreso tanto da internet con corsi online, tips e consigli vari, l'esperienza di tutti i giorni che ha una donna fa sempre la sua bella differenza. Però avrei preferito che il mio sogno si realizzasse in un altro modo.

La mano appoggia il bastoncino nero sul tavolo mentre l'altra prende il tappino dorato e copre la punta della matita ormai stondata. Con un breve movimento raccoglie il mascara, lo apre, estrae lo spazzolino imbevuto e comincia ad applicarlo con mano ferma, prima all'occhio sinistro poi a quello destro.

Sebbene terrorizzata, provo piacere a vedermi trasformare e soprattutto apprezzo i movimenti dolci ed aggraziati delle mie mani. Le ciglia sembrano più lunghe del solito, forse grazie alla qualità superiore del suo mascara. Sicuramente non sono prodotti di quelli che vendono i cinesi, come quelli che invece ho io.

Riposto il nero cilindro apre la trousse, ed al suo interno, oltre ad una serie di matite per labbra, c'è una confezione di ombretti a forma di farfalla.

La appoggia sul tavolo e con il bastoncino sparge del rosa sulle palpebre a rafforzare quello che già avevo messo io. Poi intinge nell'ala destra della farfalla dove c'è un tondino di ombretto grigio scuro e lo utilizza per scurire gli esterni superiori degli occhi.

Lo sguardo ora ha una profondità tale da attirare quasi completamente la mia attenzione. Dal naso in su ora si intravede una donna. La testa ruota da una parte all'altra. Sta cercando di vedere se ha ottenuto l'effetto voluto.

L'applicatore dell'ombretto viene riposto nella farfalla, mentre un dito scorre sulle matite fino a fermarsi su quella rossa scura. Indice e pollice la catturano e la portano all'altezza volto, cominciando a contornare le mie misere labbra.

Nella parte alta fa una scavatura verso il basso in modo da inventarsi delle labbra femminili, e poi riempie l'area interna con la stessa matita, come fosse rossetto. Il mignolo affonda in una piccola vaschetta rosa luminescente e poi spalma sulle labbra un gloss contenente brillantini. Il prodotto è così denso da rialzare la pelle della mia bocca rendendola quasi carnosa. Con un pennellino spalma  il gloss in modo da uniformare la figura formata. Poi prende un fazzolettino dal cassetto e si pulisce il dito sporco. Infine tocca al fard chiudere la sessione di trucco. Il risultato è più che ottimo. C’è poco da esserne orgogliose. Come se fossi stata catapultata in un videogioco di realtà virtuale, mi sento alzare e dirigermi verso la porta. La mano spinge sulla maniglia ed il mio corpo esce dalla camerina andando nell’ingresso.


Episodi precedenti:  Intro - 1 - 2 - 3 - 4

postato da brillimartina alle ore 06:53 | link | commenti (9)
categorie: racconti, psicologia, disforia, diversità, travestitismo, crossdresser

Commenti
#1    07 Febbraio 2008 - 07:03
 
In questo brano mi hanno colpita le descrizioni. In particolar modo quella finale sul trucco... Si percepisce che sono molto sentite. Complimenti!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente donnaFlora

#2    07 Febbraio 2008 - 10:23
 
no devi dirmi come finisce.... muoio!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente violadive

#3    07 Febbraio 2008 - 10:37
 
grazie...mi hai fatto un regalo dolcissimo.... e mi hai tirato su il morale!
mlto bello il racconto....ma ora una dmanda sorge spontanea..... il seguito?!
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#4    07 Febbraio 2008 - 15:05
 
bacino :-*

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#5    07 Febbraio 2008 - 15:24
 
non tenerci col fiato sospeso...
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#6    07 Febbraio 2008 - 21:37
 
Froid ti fa un baffo cara........... [volevo dire n'altra cosa ma non è educato] :))
Se ti piace leggere ti direi volentieri di sciropparti "Indovina chi viene a letto" di Brett Kahr, che non è un romanzo erotico ma un approfondito (e quasi unico nel mondo moderno peraltro) studio pisocoanalitico sulle fantasie sessuali i perchè e i percome eccetera.
giuro che è bello.
o almeno, a una delle tante me piace.

Bibi
utente anonimo

#7    08 Febbraio 2008 - 21:24
 
molto carino spero che continuerai e non ci farai stare in sospeso......
bello davvero armonioso e tu sai scrivere molto bene.....un bacione....Anna..
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#8    09 Febbraio 2008 - 09:23
 
Mi piace come scrivi, un po' somiglia al mio stesso modo. Frasi brevi, incisive...
Ciao!
Annalisa
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#9    09 Febbraio 2008 - 14:43
 
Ri-bacino :-***
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Commenti