Speriamo che (io) sia femmina

Ovvero racconti, pensieri e sentimenti di una donna ... ma non troppo
sabato, 15 dicembre 2007

Merry Christmas Martina (Cinquemenouno)

Martedì 25 Dicembre Ore 12:00


Le campane suonano 12 rintocchi. Le pareti della chiesa tremano ed io, assorta nei miei pensieri, sussulto sulla panca. E' tardissimo.

Mi alzo e con passo felpato camminando sulle punte, mi avvicino all'uscita. In quel momento entra un uomo, alto, capelli bianchi, sui 70 circa. "Prego signora" e mi apre la porta. “Felice Natale”. Benedetta vecchiaia, dico tra me e me. Cateratta andata per non accorgersi che non sono una donna. Però è bello crederci.....

Esco di corsa e giro intorno alla chiesa. La piccola farmacia è li, tra il negozio di vini e la boutique che mi aveva detto Stefania. Già Stefania. Chissà come sta. In tutti quei sali scendi stamani mi ridimenticata il cellulare in qualche casa. Mi segno nome, indirizzo e paese dove potrò trovare qualche medicinale e poi me ne torno fiera fiera a casa.

Stefy si è alzata. L'aspirina ha già fatto effetto, la temperatura è scesa ed anche le gambe reggono ora. Solo la voce continua a mancare. Mi faccio dire dov'è il paese che ho segnato e tra gesti e foglietti mi fa capire che non ce la farei ad andare e tornare in tempo per l'arrivo di Maria. E' proprio il posto dove saremmo dovute andare nel pomeriggio.

Mi dice...o meglio mi scrive che ha telefonato mia moglie e devo richiamarla perchè vuole farmi parlare con il bambino. Ecco dov'era il telefono. La chiamo subito e parlo subito con mio figlio che ha risposto. E' tutto entusiasta dei pattini. Quelli vecchi ormai non gli entravano più. "Ti passo mamma" e scappa a giocare con la nostra figlioccia.

Li il tempo è bellissimo e si stanno divertendo. Hanno prenotato il pranzo in una baita, poi torneranno giù con gli sci. La saluto mandandole un bacio. Mi volto e vedo Stefania che mi guarda con tenerezza. Sa quanto bene voglio a mia moglie, anche se lei non mi ha mai accettata per quello che sono.

Uno sguardo all'orologio e giù di nuovo per quelle scale. I piedi cominciano a farmi male. Evidentemente quel 40 non è "compliant" con miei piedi. Non vedo l'ora di mettermi al tavolo così me le tolgo.

Apro la porta di casa di Maria, tanto avevo sempre le chiavi in tasca. Anche quelle erano di Patrizia, si vede dal portachiavi (carino).

Maria è in cucina che sta finendo di sistemare la roba. Si è cambiata di abito per l'occasione. Gonna e maglia neri, con tanto di pezzola sopra la testa, come si usa ancora nei piccoli paesi. "Che bei vestiti che ..." e mi zittisco cosciente di star dicendo una cazzata. Lei si volta e mi guarda soddisfatta.

Patrizia era una donna in carriera. Avvocato affermato in uno studio legale nella città vicina.

Soldi, Mercedes, gioielli, viaggi all'estero e bellissimi vestiti. Le mancava solo l'amore, troppo impegnata nel lavoro che la teneva occupata da mattina presto a sera. Ed è proprio dal lavoro che stava tornando quella sera che ...

Maria scoppia a piangere ed io come una scema li, ferma immobile ed in colpa per quello che avevo detto. “Testa di c… Sei proprio una m..”. Mi faccio coraggio e l’abbraccio strinta. Lei fa lo stesso. Sento che ne ha bisogno. Poi si stacca da me, si asciuga gli occhi con il fazzoletto e accenna un sorriso. "Andiamo che si fredda" mi dice quasi singhiozzando. Usciamo di casa.

Al nostro ingresso Stefania ci viene incontro e prende il piatto dalle mani di Maria. "Prendi la roba a Patrizia che ha più peso di me." Stefania mi guarda allibita. Io le strizzo l'occhio sperando che capisca. "Vedi che lo so. A me ha fatto tanto piacere saperlo". Stefy le fa un sorriso imbarazzato. Mi avvicino fingendo di darle un bacio sulla guancia. "Poi ti spiego, fai finta di niente"

La tavola è già apparecchiata e Maria si preoccupa subito di riempire i piatti. Manco a dirlo, per prima tocca a me (amore di mamma).

Ho fame. Le fette biscottate di stamani sono arrivate ormai alla punta dei piedi. Già. La punta dei piedi. Ahia. "Ostia che dolore" diceva Boldi. Indifferentemente mi tolgo le scarpe. Libidine.

Mi contengo a mangiare con la fretta che mi contraddistingue. Devo fare la signora anche ora. Vorrei poterle dare l'illusione di riaverla accanto, almeno per qualche altro momento. Il vedere il rossetto sul bordo del bicchiere è per me un'altra sensazione forte, quasi un passo in più verso quei modi tanto bramati.

Alla TV c'è il telegiornale, che tra un morto e l'altro fa vedere anche delle interviste ai nostri cari politici, tra cui Vladimir Luxuria. Lei mi guarda e sorride. "Lui si che si vede che è un uomo." Capisco che l'ho resa davvero contenta, al punto che i suoi occhi vedono solo cosa vogliono vedere e non la triste realtà. Poi si gira verso Stefania, come per conferma e lei annuisce.

Arrosto e dolcino, riempiono la mia povera pancia vuota. Mi infilo di nuovo le scarpe, mi alzo e vado in cucina per preparare il caffè, seguito a ruota da Maria. "Anche lei quando era a casa la Domenica mi preparava sempre il caffè." Mi avvicino e le do un bacetto sul viso. Mi fa tanta pena.

Bevuto anche il caffè, ci sediamo sul divano. Vorrei sdraiarmi, ma devo mantenermi composta. Rimango sul bordo ed accavallo le gambe. Vedo che Maria mi osserva contenta. Approva il mio modo di fare.

Dopo pochi minuti che stiamo guardando la TV, ci accorgiamo che Stefania si è di nuovo addormentata. Vado in camera sua, prendo una coperta e la copro. La casa non è molto calda. La stufetta elettrica oggi non riesce nemmeno a stiepidirla.

Comincio a togliere i piatti dal tavolo per portarli in cucina. Maria mi ferma e mi dice: "Ci penso io, stai tranquilla. Tu va prendere le medicine, che io rimango a farle compagnia". Obbedisco anceh perché il tempo a mia disposizione sta per esaurirsi. Dalla camera arraffo la borsa di Stefania, dato che mi sono dimenticata di prenderne una stamani. "Tanto a lei non servirà sicuramente oggi" mi sono detta.

Scendo per la millesima volta le scale ed infilando le mani in tasca mi accorgo che ho ancora le chiavi di Maria. La tentazione è fortissima. Vado o non vado? Vado!!!! Voglio fare un ultimo cambio d'abito. "Mammina ne sarebbe contenta" pensa la stronza (che poi sarei io) mentre sogghigna. Inoltre non posso andare in giro con quelle scarpe e quindi devo prendere i miei stivali, quelli neri che mi sono portata dietro e che erano rimasti in quella casa da ieri.

Mi tolgo la parrucca e la appoggio sul letto. In casa c'è troppo caldo, o forse è la reazione col freddo che ho patito durante il pranzo.

Sono ancora davanti a quel armadio, l'oggetto dei miei desideri.

Non ho il tempo di cambiare anche il trucco quindi lascerò su la maglietta rosa. Tiro fuori una gonna nera, lunga fino al ginocchio. Sotto la maglia starebbe bene, ma assieme agli stivali fanno un macchione nero. La rimetto dentro e cerco ancora. L'armadio è grande, ma ciò nonostante straripa di vestiti. Vedo un lembo di stoffa grigio che spunta tra due cappotti. Mi faccio spazio.

E' una gonna, più lunga dell'altra nera, ed è perfetta per me, sia per il colore, sia per la lunghezza, così può coprirmi tutte le gambe (che fanno schifo).

La infilo e poi metto gli stivali. Mi siedo al tavolino del trucco per una ritoccata. Avvicino la testa allo specchio per ripassare occhi e bocca. Ne avevano bisogno. Il viso ha anche bisogno di un paio di mani di cipria perché la barba comincia a fare capolino. Mi tiro indietro e la coda dell'occhio mi rivela dallo specchio qualcosa dietro di me. Un viso di donna.... Patrizia!!!!!!!!

Mi volto di scatto, ma non c'è niente. Non sono sicura di quello che ho visto, ma ho il terrore. Mi tremano le gambe tant'è che non riesco nemmeno ad alzarmi dalla sedia. Mi faccio forza e corro verso la porta arraffando borsa e pelliccia. Anche se fuori fa freddo, dentro di me c'è un vulcano.

Chiusa la porta di casa, mi dirigo svelta verso l'auto. Monto sopra senza preoccuparmi troppo dello "stile" e parto sgommando. Meglio che rallenti un po'. Sto facendo 110 in una strada in cui c'è il divieto a 50.

Meno male che è Natale. Non dovrebbero esserci vigili in giro. Poi se mi fermano in questo stato cosa gli racconto? "Mi sono anticipata per Carnevale".

In 20 minuti sono al paesino, posteggio la macchina, faccio un bel respirone ed esco, questa volta stando attenta ai modi (c'è gente). Prendo il foglietto con l'indirizzo e cerco tra le vie.


Ore 15

E' ancora presto. La gente è sempre al tavolo per il mega pranzo, quindi sguazzo tranquillamente tra le vie senza farmi troppi problemi. Aveva ragione Stefania. E' proprio un bel paesino. Trovo un punto panoramico da dove si vedono tanti paesini limitrofi. Sedute su un muretto vicino ci sono due ragazzine. Avranno si o no 16 anni. Stanno fumando, nascondendo la sigaretta ogni volta che sentono dei passi.

Mi capita spesso di raffigurarmi nelle ragazzine di quella età. E' il momento di transizione da bambina a donna, e fumare è un modo di dimostrare di essere ormai grande, non più bambina. E' così anche per me. Per me fumare non è un vizio, ma una soddisfazione, il dimostrare a me stesso di essere grande... e soprattutto donna!!!.

Mi viene il dubbio che forse in borsa c'è il pacchetto di Stefania. Giuro che non l'ho fatto apposta. Non ci pensavo proprio. E' stato solo un caso. Però se la sorte ha voluto così perchè contraddirla.

Oltretutto ne avrei anche bisogno per tranquillizzarmi, dopo il tuffo al cuore che mi sono presa. Ne prendo una e l'accendo nervosamente. Una nuvoletta di fumo bianco mi avvolge la testa. Il freddo aumenta la scia del fumo ogni volta che lo butto fuori. Mi do un contegno e metto la mano sinistra sotto il braccio destro, a mo' di appoggino. Non ho mai capito perchè le donne fanno così, però devo ammettere che è bello da vedersi (o almeno così lo è per me).

Tiro fuori dal cilindro magico un'altra posa extra femminile. Alzo la punta dello stivale facendo roteare appena il piede usando il tacco come perno. Anche questo che senso ha??? Nessuno, però anche questo fa donna. Meglio che smetta di fare le belle statuine (siete pronte signorine?) e vada adesso.

I gomiti premuti sui fianchi e la mano leggermente scosta dalla pelliccia per evitare che la sigaretta la possa bruciare. Le dita stanno tese, ancora più lontane della mano. Vedo sul muro la targhetta con il nome della via e pochi metri più avanti c'è la farmacia. Mi traccheggio altri due minuti, butto la sigaretta ormai finita, mi faccio coraggio ed entro.

Sono già entrata nei negozi vestita da donna, ma le altre volte avevo la sorellona accanto a me, mentre oggi sono solo soletta. Fortuna vuole che ci sia una donna dentro il bancone. Anche questo fa parte della mia patologia. Forse sono convinta che una donna mi possa comprendermi meglio rispetto ad un uomo. Lo so che non sono normale (ma almeno io  lo so).

Con una vocina strozzata e sottovoce le chiedo qualcosa per il raffreddore ed il mal di gola. "E per lei vero?" mi fa. "Si" sospiro io, "Si sente" dice lei. Non ho capito se mi sta prendendo per i fondelli o cosa. Si sente e si vede cosa sono. Non ci prendiamo in giro.

Tiro fuori il borsellino di Stefania e pago. Poi lo rimetto dentro insieme alla busta con le medicine e mi volto per uscire. "Signora!" mi sento richiamare. Gelo. "Lo scontrino". “Uufffff”. Ringrazio e guadagno l'uscita.

Mi faccio l'ultima passeggiata stile ora d'aria dei carcerati, senza una meta precisa, soltanto per evitare di tornare alla macchina. Appena torno in casa mi dovrò cambiare, lavare e prendere un taxi (non posso farmi accompagnare) per andare alla stazione. Fine del divertimento e di Martina.

In una strada incrocio un coppia che sta camminando sul marciapiede opposto. Lui giacca, pullover, cravatta e pantaloni col piegone. Deve essere stata roba di suo nonno. Lei pantaloni, camiciona a quadri e sopra trapuntino blu, stile scaricatore di porto. Oltretutto mi accorgo che non sono vecchi e mi fa imbestialire il fatto che mi guardano e poi si dicono qualcosa sorridendo. “Mi dovrei vergognare io??”, mi dico. Ecco. In questi momenti mi sento fiera di quello che sono e soprattutto di come mi vesto.

Ci risiamo. Mi riscappa la pipì. Certo che mi sono immedesimata bene!!! Beh, il fatto è che la volevo fare a casa di Maria, ma poi con tutto quello che è successo mi devo considerare  fortunata di non essermela fatta addosso (sia davanti che dietro). Incredibile ma vero c’è il bar aperto. Non posso trattenerla fino a casa, ne posso farla per la strada. Dovrei spogliarmi tutta e la temperatura non lo permette di certo. Non amo entrare nei bar da uomo, figuriamosi ora, però è già partito il countdown:Ten, Nine, Eight.. Apro la porta ed entro. Al bancone un signore sui 60, baffoni e senza capelli. Ad un tavolo un gruppo misto giovani e vecchi, impegnati in un giro di carte. Seven. L’ingresso non è dei più silenziosi, sia per i tacchi, sia perché con la pelliccia aggancio il cestellino delle patatine. “Penk” rimbomba nel piccolo locale e tutti si voltano a guardarmi. Six. “Bella figura di m…” mi dico. Penso di avere coperto tutte le scalature di colore tra il rosa ed il viola scuro sul volto. Five. Raggiungo il bancone e sempre sottovoce faccio “Un caffè per favore”. “Cosa scusi?” mi chiede il barista. Ci mancava anche il barista sordo. Four.  “Un caffè per favore” ripeto allora con voce più alta, ma meno femminile. Lui sgrana gli occhi, poi sorride e si volta. “Glielo faccio subito….Signora”. Vedo le spalle e la pancia che ballettano. Sta ridendo. Three. “Dopo la signora lo fai anche a noi un bel corretto. Per me alla Sambuca, lui al Sassolino e per Giacomo al…finocchio” e scoppiano tutti a ridere. Two. Bevo in meno di due secondi il caffè e chiedo del bagno. Tanto ormai la figuraccia è fatta. Non mi picchieranno mica. One. Chiudo la porta e sento che tutti stanno ridendo a crepapelle. Mi spoglio e faccio la pipì, questa volta senza preoccuparmi della posizione. Esco, ringrazio il barista e mentre arrivo alla porta mi giro verso il tavolino degli uomini e mando un bacio con la mano (in puro stile Holliwoodiano). Chiudo la porta. Le risate si sentono anche da fuori il bar. Volevo fare ditino ma poi ho pensato che fosse troppo provocatorio.

Esperienza che entra, direbbe mio padre. Proprio lui. Quante volte si è espresso con schifo verso le persone come me. “Quel finocchiaccio li!!!” diceva di un nostro vicino di casa molto effeminato. Io non sono per niente effemminata quando sono al maschile, quindi non ha mai sospettato di me.

Sento suonare il cellulare (stavolta l’ho preso). Lo prendo dalla borsa e rispondo. E’ mia moglie.

Rispondo con voce femminile perché c’è gente vicino. “Lei rimane un attimo in silenzio, poi continua con un “Chi parla scusi?”. “Sono io. Sono fuori…da sola”. “Sei fuori? Da solo? Vestito da donna? Ma sei scemo?”. “Si, si, proprio così. Ciao cara ti richiamo io eh?” e butto giù.

Appena rientrata in auto la richiamo (pena il divorzio) e le spiego sommariamente come è andata la giornata. Metto in moto l'auto e con il groppo in gola torno a casa. Ho due buone ragioni per essere triste: La prima è che fra poco mi spoglierò di questi vestiti che tanto mi piacciono, mi struccherò, rivedrò quel volto da incubo e stasera tornerò a casa.

La seconda è che dovrò tornare in quella casa a prendere i miei vestiti e la valigia. Ho già i brividi.



E tanto tanto tanto altro ancora....


Episodi precedenti:  Intro - 1 - 2 - 3

postato da brillimartina alle ore 21:24 | link | commenti (5)
categorie: donne, racconti, psicologia, amiche, sogni, natale, disforia, diversità, travestitismo, crossdresser

Commenti
#1    15 Dicembre 2007 - 22:10
 
Ciao! Grazie della tua visita!
Passa ancora a trovarmi! ;-)
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#2    15 Dicembre 2007 - 22:10
 
salutino serale, veloce, veloce...la pizza mi attende...e lo stomaco brontola... :-D

bacino.
buona serata!
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#3    15 Dicembre 2007 - 22:14
 
bello come racconto...io non potrei però essere il protagonista, in quanto non riesco mai a mangiare con moderazione!
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#4    16 Dicembre 2007 - 11:03
 
cucciola che giornatina! :-D

io ho un mio pensiero... ahimè, gli uomini secondo me, sono tutti homofobici (quelli che lo sono) perchè non accettano il fatto ed hanno paura che forse gli piacerebbe proprio anche a loro...

non sò, mi è capitato spesso di avere questa senzazione, hanno paura che gli possa piacere!

ed è molto triste... le donne non hanno paura ad ammettere quando vedono una donna attraente che è una donna attraente... gli uomini non direbbero mai di un altro uomo che lo trovano attraente.. questo li fà cagare sotto!

un bacio stellina!
:-)
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#5    16 Dicembre 2007 - 12:07
 
finalmente il seguito!!
un saluto e un bacio!!
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Commenti