Martedì 25 dicembre 2007 presto.....molto presto
bibibibip bibibibip bibibibip
Scatta il meccanismo automatico di tacitazione. La mano parte veloce per trovare l'orologio sul comodino alla mia sinistra e....tumpf... mi sbilancia facendomi cadere dal divano. Ahia!!!!
Mi sono addormentata all'istante ieri sera ed ho fatto tutta una tirata. Ma dove cavolo ho messo l'orologio. Lo cerco nervosamente seguendo il suonino, anche perchè sono le 6:15.
Mi sono dimenticata di togliere la sveglia. E ora?? Spero di non avere svegliato Stefania. Mi avvicino alla sua camera e sento un rantolo sospetto. Deve avere il naso tappato, ma comunque sta dormendo.
Provo a risdraiarmi sul divano ma è inutile. Troppo scomodo. Ieri seri mi sono addormentata subito perchè ero cotta sia dall'ammazzata della giornata, sia da tutte quelle emozioni che ho avuto. E chi se la scorda una giornata così.
Ore 7:30
Basta, resisto più, mi alzo. Senza aprire gli scurini, da uno spiraglino guardo fuori. Vedo il giardino di Maria tutto bianco. Deve avere fatto una spruzzata di neve stanotte. Ho fatto bene a venire in treno.
Ciondolo per casa in punta di piedi. Stamani sono in borghese, un po' perchè non ho voglia ed un po' perchè non ho portato niente da tenere in casa, causa spazio borsa limitato.
D'altronde ieri abbiamo deciso di andare a pranzo fuori e poi di fare una bella passeggiata per le vie di un paesino qua vicino e quindi non ci dovremmo rimanere in casa per molto tempo. Poi stasera c'è il ritorno a casa. Domani lo passerò con i miei genitori. Sono figlia unica e quindi per loro oggi sarà un Natale solitario.
Sento qualcuno correre al piano di sopra e poco dopo una serie di grida di entusiasmo mi fanno capire che ci devono essere dei bambini che stanno aprendo i loro regali. Martina l'ha già avuto ieri il suo, quindi oggi ci si "ciuccia i diti".
Il pensiero va anche a mio figlio. Cosa farà stamani quando troverà in fondo al letto i pattini? Più tardi lo chiamerò per sapere come stanno.
Apro il frigo in cerca di uno yogurt, ma con stupore lo trovo completamente vuoto. Ecco perchè ieri voleva uscire prima. Doveva andare a fare provviste. Poco male, tanto il pranzo lo rimediamo, poi per cena io non ci sarò e lei andrà dai suoi genitori che vivono in città.
Arraffo due fette biscottate e ci spalmo sopra della marmellata, mentre mi leggo le notizie del televideo con la TV senza volume.
Ore 8:00
Una voce da oltretomba mi chiama in camera. Si è svegliata ed oltre al naso tappato, c'è la voce che se ne è andata.
Prova ad alzarsi ma le gambe non reggono. S'è beccata un bella frescata. Glielo avevo detto ieri sera mentre eravamo a fumare fuori dal ristorante, di infilarsi il cappotto, ma lei testona....
Ben ti stà. Così impari a non dare retta alle amiche del cuore. Provo a portare anche a lei le fette biscottate insieme ad un caffè bello caldo, ma i solidi non riescono a passargli attraverso quella gola arrossatissima.
Addio ristorante ed addio gita pomeridiana. Non sei mai piena eh?. Non ti puoi accontentare di quello che hai fatto ieri? Strafare, strafare,strafare. Ricordati che chi troppo vuole nulla stringe.
Eh va be'. Oggi faccio l'infermierina. A cosa servono gli amici? Dai, provati il termometro ora. 39 gradi (all'ombra). Mi fa cercare una aspirina nel suo cassetto dei medicinali, ma trovo di tutto meno quello che serve.
Ok, mi vesto e la vado a comprare. Ci sarà da qualche parte una farmacia aperta per Natale. Mentre cerco i miei vestiti lasciati chissà dove, guardo con dolore la pelliccia di Patrizia. Quanto la desidero.
L'ho appesa alla sedia, sopra gli altri vestiti, ed ora devo riportarla. Avevo pensato di mandare Stefania da Maria, dopo quella frase che ieri mi ha lasciata molto perplessa.
La solitudine fa brutti scherzi. Comunque ora tocca a me e dato che devo scendere giù, approfitto per fare anche questo. Un viaggio e due servizi.
Suono al campanello e dopo pochi secondi la vedo sbucare dalla porta socchiusa. Mi riconosce e mi invita ad entrare. "Vieni cara, vieni". Prima che io possa dire qualcosa lei mi chiede se voglio un caffè. Accetto, anche perchè mi immagino che abbia bisogno di parlare.
La conversazione è a senso unico. E' vedova da diversi anni e l'altra figlia vive all'estero (ha storpiato il nome di una città straniera ed io non ho capito quale fosse).
Patrizia era diventata tutto per lei. Ora invece nella sua vita c'è solo il vuoto. Riesco ad interromperla allungando il braccio con i vestiti. "Potevi tenerli ancora un po'. Ti stanno molto bene sai? Perchè non ti porti via qualcosa che ti piace? La pelliccia no però. La voglio tenere come ricordo" (peccato).
Le chiedo se per caso ha l'aspirina in casa così evito di girare invano, ma niente da fare. Lei cura l'influenza con metodi artigianali. "Se vuoi ti preparo io una tisana miracolosa?". Non mi sono azzardata a chiederle come la fa, e le chiedo se per caso ha un po' di pasta da prestarci, dato che il piatto piangerà oggi.
"Ma perchè non venite qua da me, tanto sono sola oggi." Le spiego che Stefania non può farcela ad arrivare qua ed allora lei si offre di farci da mangiare a domicilio. Non sono a casa mia e quindi non posso accettare senza prima chiedere alla padrona.
Maria insiste che io prenda dei vestiti. "Se vuoi puoi venirti a vestire qui anche oggi". Ho il sospetto che questo sia un invito ed in più mi dispiacerebbe lasciarla sola oggi. Mi lascia le chiavi di casa in modo che io possa entrare a prendere i vestiti quando tornerò dalla farmacia, perchè lei sarà alla messa.
Torno subito in casa e spiego alla moribonda le proposte della vicina. Anche a Stefania dispiacerebbe saperla sola in casa e quindi decidiamo di farla venire su da noi. Torno giù per avvertirla che accetteremo volentieri il suo invito (a casa nostra) e le chiedo se devo aiutarla a fare qualcosa.
"No amore, grazie. Tu pensa a farti bella per il pranzo." Il sospetto che avevo è diventata realtà. Vuole che Patrizia in qualche modo sia presente al nostro pranzo. Sinceramente la situazione è imbarazzante per me. Non mi sarei mai sognata di dover fare la "figlia", oltretutto morta. Tuttalpiù ho fatto la sorella.
Però mi rendo conto che ieri il destino è stato generoso con me e che oggi mi devo sdebitare. Dopotutto sarei più scocciata se mi avesse chiesto di vestirmi come suo marito (aarrgghhhh).
Un salto su per prendere il "necessaire". Stefy si è riaddormentata e sul comodino vedo la busta dell'aspirina. Deve averne trovata una. Meglio per me, così avrò più tempo per prepararmi. Casomai faccio un salto a comperarla nel primo pomeriggio. Provo a telefonare alla mia famiglia, ma non riesco a prendere linea. Saranno sulle piste a divertirsi, quindi riproverò all'ora di pranzo.
Ritorno da Maria, entro, vado diretta nella cameretta e apro l'armadio. Non so come vestirmi in modo da ricordarle il più possibile sua figlia.
Idea!!! Prendo spunto da quella foto sul comodino. E' sicuramente il ricordo più fresco che ha di lei. Patrizia indossa un tailleur giacca-pantalone grigio scuro, con sotto una magliettina scollata rosa. Controllo tra le crucce e finalmente trovo il tailleur. La maglietta però non c'è.
Apro un cassetto del comò (mi sento un po' a casa oramai) per cercarla e mi imbatto in una serie infinita di reggiseni e slip, uno più femminile dell'altro. C'è solo l'imbarazzo della scelta.
Potrebbe essere l'elemento in più che fa la differenza. Rinuncio al body che mi impedirebbe di usarli. Anche se oggi il buzzetto sporgerà, pazienza. Nessuna di noi ci farà caso. Ne prendo uno rosa, con il bordo superiore in pizzo. C'è anche lo slip da abbinare.
Tante volte mi sono sentita dire: "Perchè vuoi mettere il reggiseno se non hai un seno da reggere (gioco di parole)?". Semplicemente perchè mettere il reggiseno per una donna va al di la della semplice necessità fisica. Ho visto tante donne con un seno più piccolo del mio portare comunque il reggiseno. A loro cosa serve?
Me lo passo dietro le spalle in modo da poterlo agganciarlo facilmente davanti (moglie docet), poi lo giro ed infilo le spalline. Dalla mia borsa tiro fuori il seno finto e lo posiziono con cura in modo da ottenere il migliore effetto possibile.
Infilo anche lo slip e le calze che avevo in borsa. Penso che questo completino verrà via con me. Maria intanto bussa alla porta della camera, che avevo volutamente chiusa, per dirmi che esce per andare alla messa. Quando tornerà a casa spero di farle una bella sorpresa.
Nel cassetto sotto, trovo anche la maglietta rosa che cercavo. Cavolo!!!!! Solo ora mi è venuto a mente che per risparmiare spazio, ho portato solo i trucchi di tonalità marrone che stavano bene sui vestiti che mi ero portata da casa. Ci sarà pure qualche rimanenza dei trucchi in questa casa. Ieri nel bagno non ne ho visti.
In effetti c'era. Ieri nella confusione ed imbarazzo non mi sono nemmeno accorta che c'era nella camera una specchiera con luci e sotto un tavolincino. Non potevano essere lontani da li. Difatti mi appaiono aprendo il cassetto interno del tavolo. Appoggio sopra anche i miei e comincio a truccarmi.
Mediamente l'operazione mi porta via una mezz’oretta, quindi dovrei farcela a farmi trovare pronta. Rosa su rosa mi piace molto, ma su di me non sta molto bene. Soprattutto il rossetto, che non riesce a dare quel millimetro in più sulle labbra. Lo lascio quindi solo per gli occhi, sfumandolo con un grigio sulle palpebre in modo da dare una certa profondità allo sguardo.
Allungo anche la coda dell'occhio con la matita nera. Dal cassetto prendo anche la matita rossa, per fare il contorno alle labbra. Non posso esagerare. Poi, con cura maniacale passo il rossetto. E' un bel rosso fuoco. A me non piace molto il rosso, però devo dire che questo mi stà bene.
Non so come spiegare la forte emozione che provo ogni volta che mi trucco. Comincia con una agitazione di stomaco, poi si trasforma in una serie di movimenti a scatto ed infine comincia il tremito delle mani. E' una sensazione bellissima. Sarà il desiderio, il vedermi trasformata o forse il sapere che è una cosa "vietata" agli uomini. Io so solo che mi piace....e tanto.
Per ultima la parrucca, che ha bisogno di una bella strigliata prima dell'uso.
A questo punto si passa ai vestiti: maglietta, pantaloni e giacchetta. L'idea del reggiseno è stata azzeccatissima perchè il pizzo sporge appena dal collo ampio della maglia. Con un collo così scoperto, sarebbe una vergogna non rimettere il girocollo che avevo usato ieri. Metto anche i soliti orecchini, bracciale, anelli ed orologio, tanto stanno benissimo ovunque. Infilo anche la giacca e mi guardo allo specchio.
Non avevo mai messo un completo con i pantaloni. Ho sempre preferito le gonne, dato che i pantaloni sono di uso quotidiano. "Non male Martina", mi dico contenta allo specchio.
Giro per casa in cerca delle scarpe. Nella foto non si vedono, ma mi immagino che siano sandali o decollete. Trovo lo stanzino portatutto e dentro ci sono diverse scatole di scarpe (speriamo mi stiano). Le apro nervosamente perchè il tempo a mia disposizione sta finendo, finchè non le trovo. Sono delle scarpe in vernice nera con un tacco a spillo di 7-8 centimetri. Numero 40.
Il mio numero "da uomo" è 41-42, mentre "da donna" ho il 40-41. Speriamo bene. Le infilo con una certa difficoltà. Sono un po' strettine. Dovrò tenerle il minimo indispensabile, pena mandare in cancrena il piede. Torno in camera, e confronto foto e specchio. C'è una bella differenza, inutile nasconderlo. Dovrò lavorare sotto altri aspetti per rendere il tutto credibile. Nel cassetto dei trucchi ho trovato anche quel paio di occhiali che ho visto nella foto.
Sono da vista, grandi. Provo ad infilarli ma mi danno fastidio (scusate per i 12/12) ed allora li metto sopra la testa. Sembra una scemata, ma solo questo accorgimento femminilizza ancora di più il mio volto. Ultimo salto in bagno per la solita spruzzata di profumo.
Appena in tempo. Sento girare la chiave nella porta. Le vado incontro e lei appena mi vede rimane impietrita, poi si avvicina a me. "Brava, sei stata brava. Stai bene. Brava".
Gli occhi brillano di contentezza e di lacrime pronte ad uscire. Vorrei dirle tante cosa ma la bocca mi si è sigillata. Le prendo la mano e le faccio accarezzare la mia guancia, molto lentamente. Non so perchè l'ho fatto. Non so nemmeno se sono stata io a volerlo fare.
Lei chiude gli occhi e sorride. Mi sento come Whoopi Goldberg in "Ghost". Le lascio la mano e lei si ricompone.
Con voce tremante mi chiede: "Tu hai anche un nome...da donna? Alla TV sento che voi...voi....". "Noi travestiti" l'aiuto io. "Beh no, si...non lo so io, sono vecchia, avete tutti qui nomi stranieri, troppo strani per me....Lussuria, Patinette. Il tuo invece qual'è?". "Ma..." STOP-CAMBIAFRASE-REWIND-START "Ma...io volevo dirtelo, ma Stefania mi ha detto che era meglio di no, che a te avrebbe dato fastidio, per via di tua figlia...."
Il suo viso torna ad accendersi e questa volta è lei che mi carezza la guancia. "L'ho scelto io quel nome... Mio marito voleva chiamarla Olga come sua mamma".
Nella mia testa rieccheggia la musichetta di Pinocchio, quello con Manfredi: "Tatta-Tatta-Tattattattattattero-tattatta". E' una bugia grossa come una casa. Dovrò dirlo subito a Stefania prima che mi sputtani durante il pranzo (ammesso che riesca a parlare).
Con orgoglio mi dice :"Ho preso qualcosa in più per il pranzo. La padrona del negozio di alimentari è mia cugina...". Io le dico che voglio andare a andare a vedere se alla farmacia del paese trovo l'elenco di quelle aperte per turno. Ne approfitto anche per rimettere la pelliccia. Non ci speravo più. Ieri sera non me la sono goduta per niente. Tra macchina e ristorante l'avrò tenuta su venti minuti.
Mi dirigo verso la porta, ma lei mi ferma. "Ti sei dimenticata la spilla di nonna". Non avevo fatto caso che nella foto sulla giacca c'era infilata uno spillone nero. Ritorniamo in camera, cerca la spilla e me la infila sulla giacca. "Fa freddo fuori. Mettiti un foulard al collo" e me ne tira fuori uno rosa dal comò. Poi mi da un bacio sulla guancia. "Ti aspetto più tardi, così mi dai una mano a portare su il pranzo."
Esco di casa e con passo svelto mi dirigo verso la farmacia, che mi ha detto essere dietro la chiesa. Spalle dritte, pancia dentro, culo ritto, gambe unite e borsetta strinta sotto il braccio; questa è la giusta postura per una signora che si rispetti. Non tutto gobbone, con andamento altalenante che ha il tuo alter ego (masculo sugno).
Arrivo davanti nella piazza del paese e di fronte a me c'è la chiesa. Vorrei entrare...no..non posso.
Quante volte mi sono trovata a pregare, a chiedere perchè era toccato a me. Già...perchè? Non si tratta solo di un desiderio saltuario, tipo "oggi ho voglia di una torta al cioccolato".
E' un tarlo continuo, a cui non puoi evitare di pensare. Dovunque guardo c'è qualcosa che mi ricorda Martina: i vestiti di mia moglie, le colleghe al lavoro, le donne per la strada, la TV, i giornali. Non ho scampo.
Ed ogni volta che ci penso è un dolore forte. Sempre più forte. Lo stomaco mi si stringe. Se sono sola, a volte mi metto a piangere. Perchè il mondo non mi capisce? Perchè?
Perchè non posso uscire vestita così anche a casa mia. Non voglio mica la luna. Non mi interessa farlo tutti i giorni, e probabilmente non vorrei farlo nemmeno davanti a mio figlio.
E' davvero troppo quello che chiedo? Viviamo in mondo in cui si da fiducia a dei delinquenti tanto da delegargli la gestione del paese, che passiamo sopra a chi per cercare la felicità usa la droga, ma però ci irrigidiamo se qualcuno esce dal binario prestabilito, dagli schemi oramai fissati dalla società. Ho deciso, entro.
Spingo il grande portone di legno e con il cuore in gola apro. Mi sento in colpa, ma oggi ho davvero bisogno di comunicare con Lui. Lo voglio ringraziare per quello che ho avuto tra ieri ed oggi. E voglio dirglielo proprio mentre sono vestita, in modo che sia Martina stessa ad esprimere i suoi pensieri.
Faccio capolino con la testa. La chiesa è praticamente vuota. C'è solo una donna nelle prime panche che prega. Muovo qualche passo ed il rumore dei tacchi rimbomba echeggiando nella chiesa. Anche questa è una sensazione particolare per me, non ci sono abituata. La donna si gira, mi guarda e poi torna a pregare. Mi fermo all'ultima panca. Mi metto seduta, chino la testa, chiudo gli occhi.....
Amen Sorelle...





























