Speriamo che (io) sia femmina

Ovvero racconti, pensieri e sentimenti di una donna ... ma non troppo
mercoledì, 21 novembre 2007

Merry Christmas Martina (Happiness Begins)

Sabato 22 Dicembre 2007 Ore 19:30


Mancano poche ore a Natale.

La gente fuori è tutta impegnata a spendere gli ultimi soldi della tredicesima. Si spende soprattutto in cazzate che nella maggior parte dei casi sarà accantonata in un cassetto.

Noi ci siamo limitati al regalo di nostro figlio, che ormai è diventato grande e quindi non è più interessato ai giocattoli. Stranamente crede ancora a Babbo Natale e per quest’anno ha richiesto un paio di pattini in linea nuovi.

Per quanto mi riguarda ho una certa repulsione sia per il giorno Natale che per il giorno del mio compleanno. Forse perchè tutte le mie richieste a Babbo Natale sin da quando ero piccola sono state vane.

Certo chiedevo trenini, piste e soldatini, ma in cuor mio speravo un giorno di potermi alzare e trovare sul letto un paio di calze tutte per me. Povera piccina, quanto hai sofferto per questo.

Mi viene a mente una pubblicità straniera che mi è arrivata tramite posta elettronica i cui c'è Babbo Natale che è in bagno molto impegnato ad ... evacuare. Poi si volta per prendere la carta, ma il rotolo è finito. Allora si alza scocciato e saltella fino ad una porta. La apre e dentro la stanza c'è una montagna di letterine. 

La telecamera inquadra il volto di Babbo Natale che sorridente ne afferra una e torna in bagno. Penso che quella possa essere stata una delle mie.

Mentre stiamo preparando cena suona il telefono. Sarà il solito call center che ci vuole fare l'offerta sensazionale per internet a costi stracciati, compreso di modem, telefono, TV, radio e .... una fetta di culo con i pinoli (slang locale).

Risponde mia moglie, già pronta a trattare male il povero operatore, ed invece era Gloria, una nostra carissima amica. Conosciamo lei e suo marito Gianni da oltre vent'anni, tant'è che abbiamo fatto da padrino e madrina a loro figlia Irene.

Ci avevano chiesto tempo fa se volevamo passare al settimana di Natale sulla neve insieme a loro. Purtroppo io non potrò prendere ferie nelle prossime 3 o 4 settimane e quindi avevamo rifiutato l'offerta. Loro quindi avevano trovato un appartamento per quattro ad un buon prezzo e lo avevano prenotato.

Gloria ci stava chiamando giusto per dirci che a Gianni avevano bloccato le ferie perchè il suo collega si era rotto una gamba a sciare e sarebbe stato in malattia per diverse settimane. L'anticipo però era già stato versato e piuttosto che perderlo Gloria sarebbe voluta andare lo stesso se mia moglie l'avesse accompagnata assieme a mio figlio.

Dopo i soliti "ma mi dispiace", "tutto solo per Natale", "oh poverino", le faccio capire che le conviene accettare l'offerta e cominciare a preparare la roba perchè Lunedì mattina prestissimo sarebbero dovuti partire.

Vedevo già il Natale in casa con i miei e poi subito dopo una bella passeggiata in giro per una città deserta, quando il telefono squilla ancora. Questa volta vado io con pronto il classico "C'avete rotto i..." ma nemmeno stavolta è l'operatore.

Era Stefania, la mia migliore amica che ci chiamava per farci gli auguri. Mi ero ripromessa di chiamarla il giorno prima ma poi sono arrivato tardi dal lavoro e me ne sono proprio dimenticata (brutta la vecchiaia).

Tra un "come stai?" ed un "e tu invece?" esce il discorso della partenza improvvisa per la neve e lei mi chiede se ho voglia di andare su da lei. So che lei me lo chiede con il cuore, ma io mi sento sempre in debito con lei. Devo essere ospitata, sopportata e supportata. Provo a rifiutare, ma lei insiste e si fa passare di forza mia moglie.

Le due malefiche confabulano alle mie spalle e poi a giochi fatti mia moglie saluta e riattacca. Era già stato deciso che anche io sarei partita.

Non posso dire che non ne ho voglia, anzi, ma le previsioni del tempo danno neve e ghiaccio sopra la sua zona, io non ho le catene e non ho voglia di rovinare la macchina nuova.

La richiamo per rifiutare, ma come al solito la spunta lei: andrò in treno e lei mi verrà a prendere alla stazione più vicina. Io ci devo mettere solo il biglietto.

La casa della zia dove sono stata l'anno scorsperò questa volta è occupata quindi mi dovrò arrangiare a casa sua, magari sul divano. Nasce però un'altro problema: non ho roba decente da mettermi perchè ho ripreso qualche chilo dall'ultima volta (volontà zero) e i pochi vestiti che ancora mi vanno, non mi piacciono più.

Naturalmente Lunedì mattina sarò al lavoro e quindi niente shopping.

Prevedo di partire Lunedì pomeriggio, 24 dicembre nonché vigilia.



Ore 14:00

Appena uscito dal lavoro fuga verso la stazione. Ho solo pochi minuti di margine per non perdere il treno. Prendo il trolley dal bagagliaio e via di corsa: si parte (ciuff ciuff).

Nel trolley sono riuscita a mettere l'impossibile: slip, calze (2 paia perchè tanto un paio "svampa" subito), trucchi, parrucca, body contenitivo, accessori vari, un paio di jeans a pinocchietto, una camicia e gli stivali. Se mi si apre, dovrò fare la caccia al tesoro per tutto il treno.

Inoltre ho preso una giacca di mia moglie non troppo femminile che mi possa mettere anche al maschile, ma nonostante il freddo la tengo sul braccio (brrrr).

Arrivo alla stazione e Stefania è li ad aspettarmi. Bacini bacini e ci dirigiamo verso casa sua. Il tragitto è breve e non siamo riuscite a dirci tutto quello che volevamo, ma poco male perchè abbiamo davanti 2 giorni per rimetterci in pari.

Mi spoglio subito e comincio la triste opera di rasatura. Stasera siamo a cena con delle colleghe di Stefania che io non conosco, ma ormai lo scoglio iniziale lo ho già superato.

Poi sotto la doccia, sia per rinfrescarmi, sia per togliermi le tracce della crema depilatoria che ho passato su quasi tutto il corpo.

Stefy mi passa la sua crema emolliente che ha un fresco sapore di frutta. E' un piacere passare dal puzzo di sudore al profumo mango/papaya (e non solo per me).

Infilo gli slip, il body che mi stringe un po' la pancetta, le calze nuove ancora da aprire.

Poi dal trolley tiro fuori i vestiti che mi ero portata dietro, ma lei mi guarda male e mi dice: "Non vorrai mica venire vestita così stasera vero??? Io ho detto alle mie colleghe che sei un travestito, mica che sei una stracciona. Perchè hai portato questa schifezza di roba?".

In effetti vestita così stasera potrei sembrare la povera contadinella che viene in città. E ora come faccio? Anch'io ci terrei a fare bella figura stasera ed a mettermi in tiro come tutte (o quasi) le donne che saranno al tavolo con noi. Oramai è tardi per andare a comperare qualcosa.

Stefania vive in un paesetto fuori città e il negozio più vicino è una merceria, che però tiene roba da vecchia ed a dei prezzi altissimi. Non voglio buttare via soldi. Piuttosto rinuncio a vado vestita da uomo.

Tra me ed Stefania ci sono almeno due taglie differenza (anoressica) e quindi non posso contare su di lei. Ed io che l'anno scorso speravo di diventare come lei (maledetta nutella a fine pasto).

Un giro di telefonate alle amiche che abitano vicino fanno svanire anche le ultime speranze. Sono tutte fuori casa ed anche aspettando il loro ritorno a casa non ce la faremo mai ad essere al ristorante per tempo.

Stavo per togliermi il body quando a Stefania viene una idea: "Aspettami qui. Ti chiamo fra poco sul cellulare". Le palle giravano come le pale di un elicottero. Mi sarei perso una bellissima occasione e per giunta di durata superiore a  l'altra volta (tu deis ar meglio che uan)

Giro come una scema per la stanza. Sposto le tende e la vedo che sta parlando con la signora della casa di fronte. Starà mica chiedendo a lei i vestiti?. A vederla così la "stazza" ci sarebbe, ma quella veste proprio da contadina.

In quell'istante entrambe si girano e guardano verso la finestra. Stefania mi vede, sorride, mi fa cenno di scendere e poi si rimette a parlare con la signora.

Mi infilo pantaloni e maglione sopra la roba femminile. A molti di noi piace andare fuori con slip e reggiseni sotto i vestiti da uomo, ma a me piace mantenere le due cose distinte. Sono due mondi totalmente diversi. Come si dice dalla mie parti, non mescoliamo il piscio con l'urina (saggezza popolare).

Le scarpe con le calze fanno un effetto solletico sotto il piede. Sarà che le scarpe femminili sono più appuntite e quindi mi tengono il piede più fermo.

Scendo per strada e le raggiungo. Stefy mi dice piano "Non fare domande stupide. Lascia che parli io", Non capisco ma mi adeguo, come diceva Maurizio Ferrini. So che posso fidarmi di lei. Se mi dice di fare così ci sarà senz'altro una ottima ragione.

Mi presento alla signora che mi guarda un po' dubbiosa. Siamo in un paesetto di campagna e di gente come me non se ne vede molta se non alla TV.

Ci fa entrare in casa e ci chiede se vogliamo un caffé. Io accetto volentieri perchè così mi da modo di rompere un attimo questa atmosfera leggermente tesa.

Bevuto il caffé, la signora ci porta in una cameretta ed apre un armadio. Rimango letteralmente a bocca aperta. Altro che roba da contadina.

Dall'armadio si sprigiona una festa di colori ed di vestiti molto belli. Gonne, maglie, golfini, tailleur, cappotti e perfino una bellissima pelliccia.

La signora mi dice "Scelga pure quello che vuole". Vorrei tanto poter parlare con Stefania, ma la donnina non ci lascia soli un secondo. Mi sono vergognata anche a vestirmi davanti alla mia migliore amica, figuriamosi davanti ad una estranea.

Fendi (al secolo Stefania), comincia a scorrere i vestiti fino a che non tira fuori una gonna a righe oblique stile etnico con dei toni diversi di marrone. Quel tipo di gonna l'avevo puntata l'anno scorso, ma poi al momento dei saldi me l'ero persa. Ottima scelta ciccina mia.

Ancora una scorsa e come dal cappello magico esce fuori un camicetta marrone tutta lavorata (altre che la roba dei cinesi che compero io). Si vede lontano un miglio che questa è roba buona, presa in qualche boutique.

Ed io continuo a scervellarmi per trovare un legame tra questa roba e quella signora che nel frattempo si stava sciogliendo con me, era passata dal lei al tu ed ogni tanto mi elargiva anche un sorriso.

Ma il tempo stringe. Sono già le 19 ed io ho ancora un ora di lavoro da fare prima di essere pronta (non posso certo permettermi un trucco acqua e sapone).

Mentre mi infilo la gonna, l'occhio si posa su delle foto sparse qua e la nella camera. Guardando bene, nemmeno la stanza fa pendant con la donnina. Troppe cose non tornano.

Indifferentemente mi sposto verso il comodino, facendo finta di essere inciampata nel vestirmi. La foto ritrae una ragazza con i capelli castani, lunghi e ricci. Avrà all'incirca la mia età.

Che siano suoi questi vestiti? E sua madre le fa provare al primo che passa senza nemmeno chiederle l'autorizzazione. Fossero miei mi incazzerei come una bestia.

Indossando la camicia, mi viene a mente che stasera non potrò avere le unghie a posto. La decisione di partire è venuta troppo all'improvviso e troppo al ridosso dell'ultima manicure fatta con la motosega. L'accenno a Stefania. Lei annuisce ed esce per andarmi a prendere i trucchi  ed il resto che avevo lasciato in casa sua.

Maria (così si chiama la signora), ormai ha preso confidenza e comincia a raccontarmi di sua figlia. Mi sento gelare. Patrizia, non c'è più. E' morta sei mesi fa in un tragico incidente.

Mentre mi racconta la dinamica, gli occhi le si riempiono di lacrime e poco dopo scoppia in un pianto fragoroso. Rimango impietrita mentre lei mi appoggia la testa al petto, ormai rinforzato dal seno finto che fa bella figura di se sotto la camicia leggermente attillata.

Fortunatamente entra Stefania e capisce subito cosa è successo. Lei sapeva di Patrizia, e sapeva anche che Maria voleva donare i suoi vestiti a qualcuno che ne avesse avuto bisogno, perchè le lo aveva chiesto lei qualche settimana prima.

"Meglio a te che ad uno zingaro" mi disse. Non risposi. Corro nel bagno e parto con i lavori di restauro (lunghi e minuziosi). Alla fine infilo la parrucca torno in camerina. Vedo Maria che sbianca nel vedermi. Vabbene che sono brutta, ma addirittura spaventare la gente no ehhh.

Si sposta fino al comodino, prende la foto e la avvicina al mio viso. "Le assomigli molto sai? Avete i capelli uguali".  "Questa è fuori come i terrazzi", mi dico tra me e me.

Mentre mi infilo di corsa gli stivali, lei rimette a posto la foto ed apre un cassetto. Tira fuori una scatolina rosa e me la porge senza fiatare.

La apro e vedo che dentro ci sono tutti i gioielli di Patrizia. Non bigiotteria ma gioielli, quelli con la G maiuscola.

Purtroppo gli orecchini più belli necessitano del buco che io non ho (e non farò). In compenso ne trovo un paio dorati a clips che mi piacciono molto. Vorrei evitare la roba in oro, troppa responsabilità, ma Maria insiste. Non me lo faccio dire un'altra volta e arraffo un girocollo stupendo, da sogno, roba da centinaia di euro. Me lo metto al collo ma la parrucca mi rende l'operazione difficoltosa. Maria con fare materno mi aiuta. Vedo ormai la contentezza nei suoi occhi, come se fossi riuscita a riportare in vita anche solo per un attimo la figlia scomparsa. Questa situazione mi lusinga molto, anche se sono cosciente che sono gli ingranaggi del suo cervello che non girano più fluidamente.

Mi infilo anche l'orologio, bello, tutto in metallo, con il cintolino lavorato e fermo ormai da chissà quanto tempo. Lei mi dice che l'aveva al polso al momento dell'incidente, ed un brivido mi corre lungo la schiena. Vorrei togliermelo subito, ma so che le farei un grosso torto.

Lei mi passa anche un'altro bracciale da mettere al polso destro e poi mi fa provare qualche anello. Questa volta è Stefania che sceglie per me, anche perchè ha visto che siamo già in ritardo.

Ringrazio Maria di quello che ha fatto e mi infilo la giacca che mi ero portata dietro. Non è né del colore né della taglia giusta, ma questo passa il convento per stasera.

"Che fai?" mi sento rimproverare. "Non ti entra nemmeno quella giacca". Ha ragione. Mi sento una salsiccia appesa al gancio.

Si avvicina all'armadio e tira fuori la pelliccia .... ed io sono senza parole. "Metti questa. A Patrizia piaceva tanto." Vorrei piangere dalla contentezza. Ho sempre desiderato poter infilarne una.

Allungo la mano e prendo il pesante fardello. La infilo roteandola dietro la schiena, come ho visto fare tante volte. Vedo gli occhi che le si illuminano ancora di più e poi si volta per prendermi una borsetta dorata, forse un po' troppo da signora, ma va bene così. Sicuramente anche questa piaceva a Patrizia.

Stefania mi striglia: "Sono le otto. Muoviti". Chiedo a Maria se ha ancora il profumo preferito di Patrizia. Voglio lasciarle per casa l'odore di sua figlia per una ultima volta.

Lei va nel bagno di corsa e torna in un attimo. Chanel n°5 (Di lusso stasera ehhh). Do una bella spruzzata al collo, poi mi avvicino e le do un bacetto sulla fronte, lasciandoli la forma delle labbra. Passo le dita per pulire ma lei mi ferma la mano e mi dice di andare.

Mentre usciamo, ci urla dietro "Mi raccomando ragazze, andate piano, state attente e non fate tardi. Sai che sto in pensiero...".

Mi giro e la vedo irrigidita sulla porta, conscia di quello che aveva detto.


To Be continued....Vi aspetto.


 Episodi precedenti:  Intro

postato da brillimartina alle ore 21:44 | link | commenti (3)
categorie: donne, racconti, psicologia, amiche, sogni, natale, coppia, disforia, diversità, travestitismo, crossdresser

Commenti
#1    22 Novembre 2007 - 09:03
 
Bello! Sei brava a scrivere, davvero. Hai fantasia e riesci a rendere "vere" le situazioni che racconti. Aspetto il seguito.....

P.S. " pan dan" si scrive "pendant"... ;-)
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#2    12 Gennaio 2009 - 19:53
 
Comincio da qui..;)
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#3    05 Febbraio 2009 - 15:39
 
L'inizio è intrigante :)
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Commenti